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LEZIONE 28

 

L’EMOZIONE

Amore, Ira, Paura.

 

L’emozione è un sentimento molto forte d’eccitazione, di turbamento o di commozione. Si dice: In preda all’emozione. Provocare viva emozione. L’emozione lo paralizza. Eccetera.

In altre parole, si può affermare che l’emozione è una forma di reazione affettiva. La natura dell’emozione è determinata dal desiderio, e si sviluppa in una duplice direzione:

Desiderare ardentemente ciò che sia o sembra buono.

Desiderare ansiosamente che si allontani ciò che è o sembra male.

Sotto quest’aspetto, le emozioni si classificano in due categorie:

Piacevoli: gioia, amore, estasi, piacere.

Spiacevoli: rabbia, tristezza, dispiacere, malinconia.

L’esperienza emozionale ha una vasta gamma di sfumature dette “classi” o “dimensioni”. Le dimensioni più comunemente considerate sono: Collera, estasi, stupore. Terrore, angoscia, disgusto.

In corrispondenza, e ad un livello inferiore, si ha: Rabbia, gioia, sorpresa.

 Paura, dispiacere, avversione.

Qualcuno sostiene che ciò complica la vita; ma cosa sarebbe l’esistenza senza emozioni? Un mondo grigio, dove, se non ci fossero gioie e dolori, speranze ed illusioni, successi e fallimenti, le esperienze umane resterebbero fredde e prive di colore. In ogni caso, il nostro problema da risolvere, tuttavia, è quello d’esaminare più da vicino lo stato emotivo dei nostri bambini per scoprire quale rapporto c’è con il comportamento. Un bambino che si comporta in un certo modo, avrà vissuto o patito delle emozioni che hanno determinato quel comportamento.

L’emozione non ha niente a che vedere con l’eccitazione. L’organismo è eccitato, quando nuota, quando gioca a tennis, durante un’attesa, o all’esame.  Dell’eccitazione, al momento non c’interessiamo.

L’emozione è l’intensità del tono affettivo e guida perciò il comportamento. Si tenga tuttavia presente, che è impossibile determinare con precisione, dove finisce l’esperienza e comincia l’eccitazione, e dove termina questa e inizia l’emozione. Per completezza, diciamo anche una parola sul “desiderio”, perché presenta vari stadi: 1) desiderio vegetativo o incosciente, come dire, La terra è assetata di pioggia, La pianta è nell’attesa del calore. L’organismo ha necessità di acquisire proteine.

2) Il desiderio intellettuale o spirituale, è la ricerca della verità, della saggezza, della pace.  3) Tra i due citati, s’inserisce il desiderio sensibile, dove l’emozione influenza le funzioni vegetative e n’è influenzata. L’affetto influenza desiderio e conoscenza. La volontà tenacemente legata al desiderio, influenza tutta la personalità.

Studieremo l’emozione sotto quest’aspetto.

Tralasciando le altre dimensioni dell’emozione, speriamo d’analizzare chiaramente solo le tre che si vivono con una certa frequenza: AMORE, IRA, PAURA.

AMORE

 

Nessuna parola è più usata ed abusata, nessun termine più complesso e vario, dell’amore. Tutti amano, un buon pasto, il bel tempo, il successo, il prossimo, Dio. La parola amore è un termine analogico, con riferimento ad una varietà di significati. Anche la parola salute è un termine analogico; significa benessere fisico, e poi applicato al cibo, all’esercizio, alla lettura. Tornando all’amore, oggi si ritiene che la condizione fondamentale è quella dell’amore coniugale fa uomo e donna, che automaticamente include, amore di sé, dei bambini, dei genitori, d’oggetti, e dell’umanità.

L’amore, emotivo o intellettuale, ha due principali oggetti: egoistico e di benevolenza. L’amore di benevolenza mira al bene dell’altra persona, e indirettamente al vantaggio di chi ama. L’amore egoistico bada inizialmente al proprio io, e di riflesso al bene di un altro. Nella perfetta amicizia si trova una reciproca benevolenza: amicus est amico amicus. L’amore vero nasce dal dimenticarsi di sé e da una donazione completa all’altro. In genere siamo inclini ad essere amico di coloro che ci trattano bene. Amiamo coloro che sono giusti perché ci sentiamo sicuri con loro, e pensiamo che essi siano disposti a trattarci bene.

Ci sentiamo amici di coloro che ci apprezzano.

Stanno in nostra compagnia con piacere.

Lodano le nostre buone qualità.

Amiamo coloro con i quali possiamo essere noi stessi, e ci conoscono come siamo, ma quando temiamo qualcuno, non possiamo sentirci affezionati a lui. Questo succede con i cristiani nei riguardi del Creatore, quando non è presentato con il suo vero volto. E’ chiaro, in ogni modo, che non ci può essere amore senza benevolenza.

L’amicizia sincera è protezione sicura e tesoro raro.

La lealtà provata sorpassa l’oro e l’argento.

Amicizia nella vita e nella morte, è il balsamo che occorre.

Nessuno, però, può stimare gli altri, se non ama prima se stesso. Un amore di sé giusto, ordinato, razionale, è il terreno su cui nasce e si sviluppa l’affetto per gli altri. Il vero amore di sé implica la convinzione di avere un posto da occupare, un lavoro da compiere, una missione da seguire. Ogni persona è fatta ad immagine divina, ed è una copia della Mente Divina. Di qui corre l’obbligo per ciascuno, d’essere se stessi e leali con sé, d’accettarsi come si è, con i pochi o i molti talenti ricevuti. Il fatto che molti NON hanno una giusta stima di sé, è una delle tragedie della vita. Molto spesso, questo complesso, è dovuto alle prime esperienze.

Nel caso in cui si pone l’accento sopra un pur minimo difetto del bambino, si costringe e convincersi che in lui non c’è nulla di buono, si sente indegno, si persuade che è un incapace, odia se stesso e gli altri. E’ il metodo adottato con i cristiani nel convincerli che sono tutti peccatori e solo indegni dell’amicizia con il Creatore.

Il caso contrario, ma egualmente deleterio, capita nel caso in cui i genitori si aspettano troppo dal figlio. Lo giudicano non per quello che è, ma per quello che loro vorrebbero che fosse.

Il disprezzo per l’insuccesso, e peggio ancora, i paragoni con altri coetanei, creano in lui un forte sentimento di colpa; d’indegnità e di malinconia.

Amici cari, mentre voi curate i vostri figli con i metodi descritti, io continuo a scrivere in difesa dei giovani.

 

IRA

 

L’ira si definisce così: moto violento e rabbioso rivolto contro qualcosa o qualcuno. Colto da un attacco d’ira. Accecato dall’ira. Non riuscire a trattenere l’ira. Lasciarsi trasportare dall’ira.

Nella Religione, è uno dei 7 vizi capitali, e indica vendetta.

Significa anche sdegno, collera, furore. Si usa per indicare la furia degli elementi. Sinonimi d’ira sono: rabbia, collera, indignazione, risentimento. In questa lezione, tralasciando tutta la gamma delle accezioni, affermiamo che l’ira è provocata da un disprezzo violento e ingiustificato, verso se stessi, o verso altri, ed ha come scopo la vendetta. L’ira è un’emozione provocata da tristezza per un disprezzo ricevuto e chiama vendetta. Per il piacere di una vendetta futura che solo s’immagina, e per l’illusione di un fato che forse non verrà per niente, molte persone vivono costantemente le esperienze dolorose passate, e si rovinano la vita presente.

Immaginate cosa succede nell’animo di un bambino, che vive in un ambiente familiare e sociale, dove si ripetono gli svariati fenomeni dell’IRA. La rabbia, monta quando non si ottiene qualcosa, e non si è preso in considerazione. La collera, prorompe se non si raggiunge lo scopo. L’irritazione fa da padrona in ogni circostanza. Lo sdegno, ha il sopravvento se non si può comprare l’auto o la casa. La stizza, il broncio, ed altre manifestazioni ancora, che avvelenano la vita, e si prospettano all’imitazione.

Il bambino e il ragazzo che vede e osserva, si convince che così bisogna agire, così vale la pena di comportarsi. Crescendo, non capirà mai cos’è la bontà, la dolcezza, l’amore, la comprensione, l’altruismo. In classe riproducono esattamente gli atteggiamenti che hanno appreso nella prima infanzia. Da quel momento l’insegnamento diventa analogico, nel senso che sarà sempre un buco nell’acqua fino alla maturità e alla laurea. Questi sono i nostri studenti.

L’IRA non si manifesta in tutti allo stesso modo. Alcuni, si accendono improvvisamente, e poi allo stesso modo si calmano. Per altri, l’ira è un lento fuoco che consuma dall’interno, è una brace alimentata dal soffio del risentimento. L’ira repressa è soddisfatta solo con la vendetta. Mi spiego meglio: la causa dell’ira è un odio ingiustificato, e può assumere tre forme, disprezzo, rancore e insolenza.

Si disprezza ciò che non si ritiene degno, come ad esempio, non si risponde al saluto, si fa a meno delle regole di buona creanza, non si rispetta il turno, si sporcano i luoghi pubblici, si fuma dov’è vietato. Il rancore contrasta i desideri di un altro, non per ottenere in prima persona, ma per evitare che l’atro raggiunga lo scopo. In questo caso, s’inventano bugie, e menzogne, e calunnie; si mette il nemico in cattiva luce, si scrivono lettere anonime, eccetera.

L’insolenza spinge a dire e a fare cose che umiliano la vittima e la fanno vergognare. Il peggio è maltrattare gli altri e ridurli all’impotenza.

Il disprezzo, il rancore e l’insolenza, sono ormai diventati abiti comportamentali della vita di tutti i giorni. Viene pertanto, da domandarsi se usiamo ancora questi atteggiamenti, alla presenza dei nostri figli ed alunni. Secondo molti, la risposta è sì! Li disprezziamo, quando non li consideriamo importanti, e quando umiliamo la loro intelligenza, e li facciamo stare zitti perché non capiscono niente. E’ un segno di disprezzo, se non usiamo con loro le regole della buon’educazione, o si dà cattivo esempio. Si manifesta rancore verso di loro, quando s’impedisce che esprimono un desiderio o un’opinione. Ancora più grave è rispondere con bugie o falsità alle domande che loro pongono, sol perché non li giudichiamo maturi. Nei loro riguardi si diventa addirittura insolenti, quando sono umiliati in pubblico o in privato, quando facciamo paragoni con i loro coetanei ritenendoli migliori di loro. Lasciarli soli in casa, o mandarli a scuola solo per toglierseli dai piedi, è ancora insolenza.

Prima di far del male ai giovani, ascoltiamo un famoso saggio.

Trattate un bambino come fareste ad un cane, battetelo, insultatelo, rovinatelo nel fisico e nella psiche, privatelo del vostro amore, perché non importa. Finché è piccolo subisce, non potendosi ribellare. Verrà un giorno in cui, l’animale irritato, perché a questo punto lo avete ridotto, non si sottometterà più, si rivolterà e vi sbranerà con le fauci affamate. Saziato di sangue, la sua brama crescerà e i lineamenti del volto, cambieranno. Quel giorno sarà terribile per l’insolente.  L’adulto, come ha agito, così sarà fatto a lui. Il pendolo della passione oscilla da un eccesso ad un altro, da un’irragionevole insolenza, al dirottamento aereo, o all’omicidio per rapina. Non c’è pericolo più grave per la pace, che l’insolenza dei grandi verso i più piccoli. Non c’è più grave minaccia per l’umanità di, quando un gruppo d’educatori si gloria d’essere superiore, trascurando il legame di una comune umanità. Il diritto e la giustizia non esistono più, e l’uomo diviene un lupo per il suo simile, homo homini lupus.

Queste righe appartengono a Tomas Hobbes, inglese, 1588-1679.

Lo sappiamo ormai da 500 anni, ma sembra che nel 2008 ancora non ne teniamo conto, ed io continuo a scrivere in difesa dei giovani.

Noi persone mature ci reputiamo tutti bravi educatori e affermiamo d’amare con tutto il cuore, i nostri figli ed alunni. E’ vero. La domanda è: Come mai i giovani si comportano in modo tale che noi ce ne lamentiamo continuamente?

Il disprezzo, il rancore e l’insolenza causano l’ira. L’ira repressa si trasforma in odio. L’odio impedisce l’affermazione di sé. Questa è la vera minaccia, per la nostra civiltà, molto più grave del potenziale nucleare. Ripresentiamo ciò che conduce all’ira.

La privazione: come disprezzare a maltrattare.

La derisione, come deridere o farsi beffe.

Il rinfacciare le menomazioni.

L’amicizia tradita.

La gioia nelle disgrazie altrui.

Dare poca importanza alle cose serie.

La negazione all’espressione.

La discriminazione, la preferenza, il privilegio.

Per onestà intellettuale, occorre un’altra riflessione sugli effetti che produce l’ira sul corpo, e le conseguenze che si possono prevedere agendo sotto l’effetto dell’ira. Effetti somatici.

L’ira influisce sul sistema nervoso.

Inibisce la secrezione dei succhi gastrici con possibile stitichezza.

Accelera i battiti del cuore e l’afflusso del sangue alla testa.

Produce lo scioglimento dello zucchero nel sangue.

Aumenta l’ossidazione del corpo.

L’essere costantemente in stato d’ira, senza uno sfogo, determina:

Ipertensione, Mal di capo cronico, Affaticamento eccessivo, Insonnia, Ulcera. Il linguaggio non si sottrae all’influsso dell’ira, e può portare ad un completo mutismo, alla balbuzie, ad uno schiumare di parole senza senso.

Registrando il comportamento degli alunni, si nota che sono in un costante stato d’ira. Soffrono di male di testa. Sono in continua agitazione. Si azzuffano per un nonnulla. Si stancano subito. Soffrono di stitichezza. S’addormentano sul banco. Alcuni parlano senza senso. Altri cadono in un mutismo strano. C’è chi dice poche parole balbettando. Si picchiano a vicenda. Si stuzzicano.

Sono tutti comportamenti che non si possono prevedere per rimediare in tempo. Rimediare, in ogni caso, se non è impossibile, è di certo difficilissimo. Prima di parlarne, diciamo una parola sugli effetti che l’ira produce sull’intelligenza. L’irato non può guardare le cose obiettivamente e non può giudicarle in modo ragionevole e spassionato. La persona molta adirata può arrivare ad uno squilibrio mentale. Nei casi più gravi si arriva alla psicosi paranoica. La psicosi è quasi una pazzia. La paranoia è una malattia mentale limitata ad un’idea fissa. Dal greco: paranoia, significa demenza.

 

RIMEDI

 

L’ira, come detto, è suscitata dal disprezzo, e può essere calmata solo da una manifestazione di rispetto e d’amicizia. Il docente a scuola, può fare molto per rendere la vita dei suoi alunni meno traumatica; anche i più disgraziati, di fronte ad un gesto di simpatia e di rispetto, s’arrendono. Nel momento in cui s’ammette la colpa, la collera si placa. Chiedere scusa, è un gran progresso verso la pace. L’aggressività spesso si annulla con l’ignorarla, e se non si è abbastanza religiosi da amare i nemici, almeno per amore della propria salute e felicità, conviene perdonare e dimenticare.

Francesco, nei momenti di pena, era solito recitare:

Signore, fammi strumento della tua pace. Dove c’è odio, voglio portare amore.

Dando si riceve. Morendo si resuscita a vita nuova. Il resto è troppo noto per scriverlo. Io, invece, devo pronunciare la parola “FINE”!

Grazie per l’attenzione.

 

 

 

PAURA

 

Continuiamo e terminiamo il discorso sull’emozione, fermandoci sulla paura, dopo aver discusso sull’amore e sull’ira.

La paura si definisce come grave turbamento dell’animo dinanzi ad una cosa dannosa o che si reputa tale. In altre parole, la paura è uno stato d’animo sofferente per:

La sensazione di profonda insicurezza.

La presenza d’eccessiva preoccupazione.

L’idea di un fondato timore.

 Gli aggettivi che meglio s’adattano alla paura sono: grande, bella, matta, tremenda, indiavolata, terribile, misteriosa. I proverbi sulla paura: Chi è stato morso dalla vipera, ha paura della lucertola. Il cane scottato dall’acqua calda, ha paura dell’acqua fredda. Chi ha paura non mangia. Chi fa tutto per paura, niente vale e poco dura. Sinonimi di paura sono: apprensione, batticuore, fobia, inquietudine, sgomento, sospetto, tremore. Gli effetti della paura si definiscono con: allibire, stralunare gli occhi, impallidire, rabbrividire, tremare, palpitare.

Mi è parsa utile questa premessa, in quanto nel corso della trattazione, ci si richiamerà di frequente all’accennata terminologia, per scoprire i sintomi che caratterizzano il comportamento dei bambini a causa di un’errata educazione. Tutti vogliono vivere la loro vita bellamente, ma all’interno della propria personalità, nella famiglia, nel gruppo sociale, nella nazione cui si appartiene, la paura è un vampiro che succhia il rosso sangue dal cuore, e inaridisce la gioia della vita presente con le sue promesse. La paura è causata da qualunque cosa che noi temiamo abbia il potere di danneggiarci. La paura è causata da: un pericolo fisico, da un danno alla reputazione, dal rischio di perdere la proprietà.

Tale emozione include la tristezza, per un male possibile o imminente, e la speranza che è il desiderio d’evitarlo. La vita d’oggi è tutta intrisa di paura.

Non si è sicuri al supermercato.

Non si è sicuri nelle banche.

Non si è sicuri nelle case.

Non si è sicuri nelle strade.

Non si è sicuri in agenzia o in biglietteria.

Non si è sicuri al ristorante.

Non si è sicuri in aereo che sia dirottato da un 15enne.

Gli scippi sono all’ordine del giorno.

I pirati della strada aumentano continuamente.

Le scuole sono insidiate dagli spacciatori.

I sequestri di persona non si contano.

Scusate se è poco!

Tutti desiderano che si ponga rimedio alla violenza, e guardano atterriti il legislatore che non si decide a spezzare questo circolo imperfetto. In questo clima aumentano le ansie, i turbamenti, i sospetti, le fobie, e la vita diventa un inferno! Purtroppo, nella vita politica sono molte le circostanze che fanno sorgere la paura.

Tanto è lo sgomento che non si conosce nemmeno il nome dei ministri. Gli alunni a scuola devono conoscere Giulio Cesare, Carlo V, Mazzini, Gioberti, Gentile, e i nomi degli attuali politici saranno noti per il libro di storia del 3000. Il guaio è che sui nostri politici è invalsa la falsa concezione secondo cui si concepiscono come nemici da cui guardarsi oculatamente. La minaccia che persiste a lungo, costringe lo spirito ad una tensione assai grave.

Un individuo che ha acquisito un atteggiamento di paura verso la vita, può mostrarsi così: Introverso.

Indeciso.

Non ha il coraggio delle proprie azioni.

Ci sono anche individui che si sentono oppressi da un terrore sproporzionato alla causa. Hanno paura del buio, dei topi, per gli esami, dell’autorità.

I bambini sono i più sensibili all’emozione di paura, e se sono mal guidati pedagogicamente, diventano, o imbambolati o terroristi. Voglio presentare alcuni gravi errori pedagogici da evitare, o almeno da non ripetere mai più!

Stai fermo qui. Non ti muovere, fuori c’è il lupo.

Stai buono, altrimenti stanotte ti faccio mangiare dai ragni (o dai topi).

Studia, perché se non sarai promosso, ti mando in collegio!

Alla gita scolastica non ti mando perché un bus è precipitato.

Bacia il pane, o morirai di fame.

Aggiungete i film dell’orrore, le bastonate e le minacce.

A questo punto non c’è più spazio per i buoni sentimenti. Volete una gioventù migliore? Siate oculati in questo campo. Per educare non si deve scoprire l’America, o non si devono fare magie, o miracoli, o parlare del sesso degli angeli o di microbiologia. L’unica cosa da fare è quella di non dire le citate stupidaggini.

Gli effetti della paura sulla personalità sono i seguenti.

La bocca si dissecca.

Il volto impallidisce.

La secrezione gastrica s’arresta e con lei la digestione.

Si può perdere il controllo degli intestini e della vescica.

I battiti del cuore sono accelerati.

La pressione del sangue si alza, per l’alta produzione d’adrenalina.

Il respiro diviene irregolare e difficile.

La parola è impedita.

Gli arti tremano.

Ai bambini che si fanno vivere sotto l’assillo della paura, succede di peggio. La paura, favorisce l’insonnia, promuove la formazione dell’ulcera, procura disturbi cardiaci.

La principale conseguenza mentale della paura consiste in una temporanea insufficienza della ragione, e nella perdita dell’autocontrollo. Al posto della ragione, è l’immaginazione che governa, ingannando sui fatti e sulla realtà. Si agisce senza pensare, anzi senza nemmeno essere capaci di pensare. Il solo scopo è d’evitare il pericolo e raggiungere la sicurezza. A questo punto la domanda: Possiamo fare qualcosa per dominare la paura?

Rispondo. Gli educatori si comportino responsabilmente con i piccoli evitando di creare in loro lo stato di paura. Incominciate ad insegnare loro un comportamento esterno come segno di libertà.

Camminare con le spalle dritte.

Mantenere un atteggiamento sorridente.

Avere pronto un motto spiritoso ma educato.

Tenersi occupati.

Saper gustare un buon pranzo.

Dormire a sufficienza.

Vestire abiti comodi.

Dicevamo, che nella paura c’era la tristezza per il male imminente, e la speranza di fuggirlo. Eliminando la tristezza, rimane la speranza, e la paura non c’è più. I beni da perdere o da guadagnare sono di due specie: temporali ed eterni. Per ora soprassediamo!

La linea pedagogica da seguire con i nostri figli ed alunni, è la seguente. Prima di tutto, bisogna ricordarsi che le paure hanno le loro radici nell’infanzia: del buio, dei topi, dell’esame, eccetera.

Ogni lettore di queste righe faccia per favore, un esame di coscienza e si domandi se ho ragione.

Per terminare, voglio affermare che il pericolo o la chiave, per una crescita squilibrata o mitica, è l’infanzia; usato bene, produrrà il genio, manovrata male, darà il delinquente. Date al ragazzo sicurezza e affetto, incoraggiate l’indipendenza, rispettate la sua fragilità, ed egli crescerà coraggioso, maturo e fiducioso di se stesso. Abbiamo così terminato il lungo cammino sull’emozione, pur avendo discusso solo le 3 principali sfumature: amore, ira, paura. Domando: Vogliamo ancora bene ai nostri figli e alunni?

Per quanto mi riguarda, rispondo sì, e continuo a scrivere in difesa dei giovani. Grazie per l’attenzione. Ho finito.

Antonino Cappiello  - Sorrento, giovedì 10 gennaio 2008.                                                   

FINE.

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