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ORIGINE DELL’UNIVERSO

 

L’Universo è una sorta d’enigma prodigioso, un segno da decifrare. Abbiamo pertanto davanti a noi, senza capirlo veramente il gran libro divino con i segreti del Mondo su di lui scritti. Possiamo noi captare il pensiero di Dio cercando di penetrare il codice cosmico su cui poggia l’Universo? Si tratta di un Messaggio scritto molto tempo fa, in una lingua non comune, nell’attesa che un giorno si riesce a decrittarne il senso. Di qui la domanda: Che cosa è contenuto in questo Messaggio? Rispondo: Ogni atomo, ogni frammento, ogni essere, esiste nella misura in cui partecipa di un significato universale. Il codice cosmico, cui ho accennato, si scompone in questo modo: prima di tutto la materia, poi l’energia, ed infine l’informazione.

Tutto qui? O c’è ancora qualcosa da sapere? Sì! Se facciamo nostra l’idea che l’Universo è un Messaggio, ci chiediamo: Chi ha composto questo Messaggio? Poiché il codice cosmico è stato imposto dall’autore del Messaggio, i nostri tentativi di decifrarlo, ci conducono ad osservare con sempre maggiore precisione, il vero volto del Creatore stesso. Facciamo un passo avanti con l’affermazione secondo cui il Mondo non è stato creato NEL Tempo ma COL Tempo. Voglio sostenere che l’origine dell’Universo è d’ordine matematico. Mi spiego meglio, e chiarisco che, di sotto il Mondo fisico, c’è un’altra realtà, un’essenza matematica, un’informazione. E’ proprio quell’informazione che noi dobbiamo cercare all’inizio del Mondo. Secondo il principio della Singolarità, ogni punto dello spazio-tempo è collegato alla Singolarità Iniziale da un flusso topologico. Che cosa significa tutto questo? Significa che per quanto strano può sembrare, questa origine non è situata solo in un passato lontano. E’ nascosta anche in tutti gli oggetti che ci circondano: è la lunghezza di Planck!

E’ qui, sotto i nostri piedi, oppure in un raggio di luce, o anche nell’incavo delle nostre mani. Potremmo quasi sfiorarla questa origine, ma è così piccola che resta lontano da noi quanto i confini dell’Universo, a miliardi di anni luce da noi.

Non finisce qui! Questa Singolarità su cui poggia tutto ciò che è, si risolve in informazione. Il nostro problema, al momento, è quello di dedicare tutte le nostre energie per cercare di capire la natura dell’informazione soggiacente al reale. Chiamatela pregeometria di Wheeler, definitela simmetria, sta di fatto che l’informazione è l’immagine di un ordine, il più alto che si possa concepire. Attenzione! La realtà che soggiace all’Universo intero, da zero ad infinito, può essere concepita come una sorta di DVD cosmico, in cui il passato, il presente ed il futuro di tutto l’Universo, esistono simultaneamente. La realtà ultima dell’Universo in cui viviamo, la splendida Formula di cui parla il fisico Neil Turok, può essere scritta come un invariante matematico: le tre simmetrie fondamentali fra Tempo e Spazio, Zero e Infinito, Energia ed Informazione, sono riunite nella traccia di una somma alternata all’infinito. (Invariante = elemento che non subisce variazioni). Siamo giunti così alla domanda difficile ed intelligente al tempo stesso: Per quale motivo il Mondo precedente al Big-Bang, ha dato luogo ad un’evoluzione che ha portato l’Universo ad essere come noi oggi lo conosciamo? In che modo si è passati dal tempo zero al primo secondo? Perché il tempo si è messo in moto?  Nel 1911, i fratelli Bogdanov, nel libro Dio e la Scienza, si posero la domanda seguente: Perché c’è qualcosa anziché niente? Due anni dopo, nel 1913, nel libro di Hawking, Buchi Neri, si trova una riflessione ancora diversa: Perché l’Universo si è dato la pena di esistere? Qualche altro aggiunge: Perché c’è l’essere invece del nulla? Perché esistono le cose? Chi può rispondere a tutte queste domande?

La fisica, forse, o la filosofia? Nessuna delle due e nemmeno la teologia. Curiosamente, solo la matematica è in grado di darci (forse) un principio di soluzione a questo enigma. Nei numeri reali e immaginare è racchiuso il segreto. Infatti, solo con i numeri passiamo dallo zero a qualcos’altro. In un certo senso, noi sfioriamo tutti i giorni la Singolarità Iniziale, senza mai rendercene conto. La traccia dell’inizio fluttua vicino a noi tutti i giorni. Ha un curioso profilo, sembra ingannevole, eppure è familiare. In poche parole è la traccia ed il profilo dello zero.

Ogni giorno scriviamo quel numero. Contiamo monete su cui è stampato lo zero. Componiamo numeri sui nostri telefonini. In tal modo, con ognuna di queste operazioni, senza saperlo, facciamo entrare nella nostra vita quotidiana, il misterioso simbolo dell’origine del Mondo, la traccia di qualcosa che esisteva già, prima del Big-Beng caldo.

Lo zero! E’ un numero? Sì, certo, ma non è un numero qualsiasi. E’ il numero più misterioso ed incomprensibile di tutti. Da sempre, le due immagini per rappresentarlo sono il punto e il cerchio. Quest’ultimo è anche l’immagine per rappresentare l’Universo. In pratica, se aggiungiamo una terza dimensione, l’immagine dello zero diventa una bolla, vale a dire, un punto dilatato. Il termine “zero” deriva dall’arabo “sifr”, da cui “cifra”. Attenzione però, in arabo “sifr” significa, sia vuoto, sia infinito. In ogni caso, zero è cugino di cifra, e può indicare tutte le quantità possibili ed immaginabili. Ah! Davvero? Proprietà fondamentale. Lo zero contiene l’infinito, allo stesso modo con cui la Singolarità Iniziale contiene l’Universo Intero. Lo zero e l’infinito sono legati da una parentela molto stretta. Riflettete!

Un numero diviso infinito = zero, 12: ∞ = 0

Un numero moltiplicato zero = zero, 21 x 0 = 0

Un numero moltiplicato infinito = infinito, 4 x ∞ = ∞

In fin dei conti, Zero e Infinito, sono in rapporto Duale. Un modo interessante per osservare questa relazione, è che i numeri complessi legano lo zero all’infinito. Chi fece questa scoperta? La fece Bernhard Riemann il quale, ascolta un po’, aveva incominciato con lo studiare teologia. Siamo sul 1850. Fu proprio Riemann a creare la geometria che avrebbe portato il suo nome, riemanniana. Con lei scoprì anche la nozione di “metrica”.

Queste ed altre scoperte furono utilizzate da Einstein dopo il 1900 per costruire la relatività generale e aprire le porte allo spazio-tempo. Parentesi.Il numero è un ente matematico. Ha per sinonimo cifra. Naturale, è un numero intero e positivo, 1.2.3.4 ecc. Relativo, è maggiore o minore di zero, -1. 0. +1. ecc. zero compreso.

Cardinale, dice gli elementi dell’insieme, 12, 20, 35, 60, ecc. Ordinale, indicano l’ordine tra gli elementi, I, II, III, IX, ecc. Primo, divisibile per 1 e per se stesso, 2, 5, 7, 11, 17, ecc. Pari, divisibile per 2, Dispari, non divisibile per 2, Razionale, si dice per i numeri interi, decimali, frazionari, esprimibili come rapporto tra due numeri interi.

Irrazionale, è reale, ma non è razionale, vedi radice di 2, pi greco, 1: 3, ecc Frazionario, lo dice la parola, Reale, espressione in forma decimale di tipo qualsiasi. Immaginario, radice quadrata di un numero negativo, come radici di meno 5. Complesso, somma di un numero reale e di un numero immaginario, Trascendente, o algebrico, è un numero reale o complesso che sia o no radice di un’espressione algebrica con coefficienti razionali, infine, metrica, parola che significa “misura” e si usa, quando interviene una nozione di distanza o di misurazione.

Ritorniamo al nostro problema e affermiamo che la relazione Zero e Infinito può essere vista in vari modi: ad esempio, c’è una legge grazie alla quale i numeri complessi legano lo zero all’infinito.

Andiamo avanti. Nel 1991 i fratelli Bogdanov ripresero la geometria riemanniana che consentì di descrivere lo spazio-tempo con la metrica euclidea. Con la metrica euclidea si arriva a capire l’evoluzione in tempo immaginario. Altra sosta. Bisogna dire una parola sulla sfera riemanniana. Di che si tratta? In breve, Riemann dimostrò che aggiungendo un punto all’Infinito, sopra di un piano complesso, quasi per miracolo quello stesso piano si trasformò in una sfera. L’origine, (dico lo zero) corrisponde quindi, al Polo Sud della sfera di Riemann, e fu una cosa prodigiosa, il Polo Nord rappresenta l’Infinito. Studiando meglio la sfera, si arriva ad osservare che lo zero ha una relazione con l’Infinito, e in un certo senso, sembra generarlo. La cosa non è tanto strana, perché fin dall’XI secolo si sapeva che ogni numero, fino all’infinito, è nato dall’1, e di conseguenza, dallo zero.

Ora andiamo al pratico, e vediamo come si sfiora l’Infinito nascosto nello Zero.  Prendiamo i numeri razionali, i quali si estendono da Zero all’Infinito sulla retta reale. La prima intuizione consiste nell’immaginare che il numero dei numeri razionali è infinito, e invece patapunfete, è nullo. Il fatto è che non occupano spazio sulla retta reale, infatti, per un numero pur piccolo, se ne può trovare un’ancora più piccolo, fino allo zero. In tal modo è dimostrato che il limite di una serie di numeri che divengono piccoli all’infinito, è lo Zero. E’ come se i razionali fondessero nello Zero. Facciamo un altro esempio per capire in che modo lo zero contiene l’Infinito. Questo ci aiuterà a cogliere le ragioni per cui dalla Singolarità Iniziale, al posto del Nulla, nacque un qualcosa. Intanto bisogna chiarire che alla scala Zero, l’Universo non ha alcun contenuto fisico.

Ammesso che ciò è vero, che cosa resta?  Resta un contenuto puramente matematico. E’ quindi impossibile capire qualcosa dei fenomeni che circondano l’origine, applicando forzatamente al Punto Zero, un approccio fisico. Al contrario, poiché il Punto Zero, è un oggetto matematico, la sua evoluzione, o la sua pseudo - dinamica, è anch’essa matematica, e non fisica. L’unica via possibile per descrivere questa dinamica del Punto Zero, passa dall’uso dei metodi matematici. Domanda: Da che cosa partiamo? Risposta: Da qui! Lo stato singolare, il punto all’origine, non ha alcun motivo di evolvere da sé. Laggiù non esiste un motore fisico. In compenso esiste necessariamente un motore matematico, altrimenti non staremmo qui ad evocarne l’esistenza. Riflettiamo ancora un momento sul più misterioso dei numeri reali, lo Zero! Questo non numero, intriga tanto, sia perché è in relazione di dualità con l’infinito, sia perché ha lo strano potere di generarlo (l’infinito). Com’è possibile? Come può qualcosa, addirittura un infinito, sgorgare dal nulla? Georg Cantor era convinto che in fondo alla catena degli infiniti esistesse un numero infinito ancora più grande, che li dominava tutti: Dio stesso. Tuttavia, sentiva in sé che quegli infiniti formati da tutti i numeri possibili ed immaginabili, provenivano da quell’unica fonte, un nulla numerico in cui si concentravano tutti i misteri: lo Zero! Andiamo a bussare alla porta dei misteri! Lo Zero ha il potere di generare il numero 1. Faremo l’unica operazione possibile: elevare lo Zero, alla potenza Zero! Lo sanno tutti: Zero elevato alla potenza zero, è uguale a 1. Lo Zero crea un numero a partire da sé, ossia dal Nulla. Possiamo ottenere lo stesso risultato calcolando il fattoriale di zero, che è ancora 1. Straordinario! Si materializza 1 da Zero! Non ci ridete sopra, per favore! Non è uno scherzo, né una favola. Ricordate piuttosto che nel 1940, John Newmann, con questa procedura costruì il primo computer al Mondo. Che possiamo fare noi, qui e adesso? Subito detto: abbiamo un insieme vuoto e lo zero! L’unica cosa possibile da fare è mettere lo Zero all’interno dell’insieme vuoto.

A questo punto cambia tutto: il nostro insieme non è più vuoto, contiene lo Zero, ossia un elemento! D’ora in poi, la cardinalità o il totale dell’insieme, non è più lo Zero ma 1!

Abbiamo generato 1 da Zero! Preso in mano il bandolo, si può procedere fino all’Infinito. Notiamo: lo Zero è un numero reale, e non immaginario. Di conseguenza, i numeri immaginari rappresentano un’estensione dei numeri reali. Procedendo in questa direzione sarà possibile intendere le 4 dimensioni che sono alla base della scala Zero nello spazio-tempo. Leggeremo le informazioni concentrate nel punto matematico contenente l’Infinito. Studieremo la fase iniziale d’espansione dell’Universo che avvenne nell’Istante Zero, prima del Big - bang caldo. L’ultima tappa è arrivare a concepire la nascita del Tempo! Nel punto Zero si trovano sovrapposti un’infinità di “istanti”, detti istantoni, che gli conferiscono una ricchezza infinita in termini di informazioni. Tutto ciò spinge lo Zero verso l’Infinito dando l’avvio ad una formidabile espansione.

Nel Tempo non esistono momenti privilegiati. La decomposizione del Tempo nasce dall’esplosione dell’Istante Zero e va fino all’Istante di Planck. Solo in quel momento comincia l’ultima tappa: il tempo immaginario è scomparso, l’energia immaginaria si converte in energia reale, il Big Bang caldo prende l’avvio. Con lui comincia l’espansione dell’Universo, che avviene in Tempo Reale. L’Infinito sboccia dallo Zero, e l’Essere dal Nulla.

Non so se il discorso è stato limpido e facile, e se io mi sono espresso chiaramente. Non vorrei che ci trovassimo di fronte ad una doppia oscurità. Può essere vero, ma solo in considerazione del fatto che è la prima volta che si affronta un problema del genere.

Dall’anno 754 dalla Fondazione di Roma fino ad oggi, sono passati esattamente 2008 anni senza che l’argomento presente fosse stato discusso dagli operatori pastorali. Si parla di Dio come creatore, onnipotente, eterno ed infinito, ignorando completamente le teorie matematiche che soggiacciono alla teologia. La religione romanzata sfocia nel dubbio, dal quale si passa alla miscredenza, poi all’odio, alla guerra, e alla morte. Per contrappasso si chiede il dono della pace e l’aumento della fede. Aristotele lanciò il suo grido 2500 anni fa: La natura ha orrore del vuoto. Oggi si deve esplodere con l’espressione: La religione ha orrore delle teste vuote.

Ho finito.

Distinti saluti e grazie per l’attenzione.

Antonino Cappiello - Sorrento, domenica 24 febbraio 2008.        

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