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Egregio Signor Iddio,

 

Non credo di prendere un abbaglio, se parto dalla constatazione che la fede dei cattolici sia alquanto superficiale, che la speranza protesa nell’attesa della vita eterna sia concretamente poco considerata, che la carità impegnata sia del tutto messa da parte.

Con tali premesse mi accingo a dire una parola per risvegliare nei cattolici quel quid che li qualifichi come tali. Quanta distanza dal dettato evangelico, quale leggerezza nella celebrazione e ricezione dei sacramenti, quanto attaccamento alle creature in dispregio al Creatore! Non sono tutte queste, forse, forme d’antitestimonianza e di scandalo? A mio parere non ci sarà alcuna possibilità di miglioramento se non si pensa ad una più qualificata ed intelligente pedagogia nella comunicazione del messaggio.

Tu solo, Signor Iddio, conosci da quali sentimenti sono animato nel mettere mano a questo lavoro! Intanto aprimi le porte della comunicazione espressiva, in modo tale che chi legge, capisca, e non fraintenda. Il mio scopo è quello di mirare all’unità tramite una seria riflessione sui metodi d’intolleranza, di violenza, e d’ignoranza stagnante. In pratica, bisogna arrivare fino a ciò che, comunemente, va sotto il nome d’esame di coscienza.

Signor Iddio, come mai c’è tanta indifferenza religiosa che porta gli uomini d’oggi a vivere tamquam Deus non esset, e ad accontentarsi di una religiosità vaga, incapace di misurarsi con il problema della verità e con il dovere della coerenza? A queste domande desidero dare una risposta, e Tu aiutami.

Sfortunatamente sono costretto a rilevare che oggi la vita di molti cristiani attraversa un momento d’incertezza, tanto che diventano estranei alla preghiera e conseguentemente alla rettitudine morale. Le varie forme d’ingiustizia non dipendono forse da questo? Ci sarà una possibilità per rimediare? Ti prego affinché tu possa aiutarmi a trovare una soluzione. Credi tu che ci sia qualche cattolico che abbia fatto un esame di coscienza circa la ricezione del Vaticano II?  Si sia domandato se la tua Parola è diventata ispiratrice dell’esistenza cristiana? Si sia interessato se la liturgia sia vissuta ed intesa? Non lo so se qualcuno conosce la Dei Verbum, la Lumen Gentium, la Gaudium et Spes? 

Inoltre, come mai sono messe così poco in risalto le eroicità delle virtù di chi hanno realizzato la loro vocazione al matrimonio?  Signor Iddio, cosa sanno i cristiani sulle meraviglie dell’incarnazione e della redenzione? Com’è possibile che queste meraviglie non siano note a tutti? Non sarà forse che la catechesi difetti?  A volte sembra un salotto dove ci si riunisce per esprimere le proprie opinioni e non per ricevere una formazione adeguata. Ti prego Signor Iddio e illumina chi di dovere. 

Se queste righe possono essere uno sprone, ti ringrazio in anticipo. Come vedi, dice bene il tuo Vicario che è urgente una nuova evangelizzazione. Posso dare una mano?  Grazie.

  Se il Papa insiste tanto sulla nuova evangelizzazione e dà indicazioni precise su come procedere, vuol dire che qualcosa è da rivedere. Così mi sono domandato: Posso io,come cattolico e come addottorato in teologia, non tener conto di un appello così accorato? E’ corretto per me non contribuire in qualche modo affinché la nuova evangelizzazione raggiunga il sospirato obiettivo? E’ possibile assistere indifferente al fatto che i fedeli laici siano mantenuti ai margini dell’Organismo di cui sono parte integrante a norma del can. 207 del Codex J.C?  Eccomi qui. Poi ho esaminato le mie capacità, rispondendo alla mia coscienza e a Dio per rendermi conto “fini a quanto e in che modo” posso dire una parola che contribuisce ad inquadrare la N.E. Non sono papa, non sono vescovo, no dirigo un dicastero ecclesiastico, questo è vero, però sono addottorato in teologia e in pedagogia, e se non mi muovo la mia coscienza non me lo perdona. D’altro canto è vero che Dio lo vuole?  Sono sicuro del suo consenso? Ho risposto di sì, perché se la Tradizione, la Patristica e la Morale non sono fantascienza, colloquiare con se stessi è colloquiare con Dio, fatta salva l’ipocrisia, la falsità e la malattia mentale. Infine dovevo decidere un percorso da seguire per rendere affascinante, dilettevole e comprensibile la lettura. Mi sono deciso a seguire lo schema dettato da Giovanni Paolo II, rilevando che la pastoralità della teologia non significa una teologia meno dottrinale o addirittura destituita di fondamento scientifico. Significa invece che essa abilita i fedeli chierici ad annunciare il “messaggio evangelico” attraverso i modi culturali del loro tempo e ad impostare l’azione pastorale secondo un’autentica visione teologica.

 Mi chiamo Antonino Cappiello e sono addottorato in pedagogia e in teologia. Nel primo caso ho una lunga esperienza nel campo della docenza con lusinghieri risultati oltre diversi articoli pubblicati su Tuttoscuola tra il 1975 e il 1985. Nel secondo caso mi presento con la Religiosità Popolare in America Latina, D’Auria, Napoli 1986. Parlerò con semplicità e libertà, dirò le cose così come mi verranno, partendo sempre dalla realtà dei fatti. Seguitemi con attenzione e vedrete che se talvolta la pillola è amara, sarà addolcita da un humour che vi farà anche divertire. Sia bandita dunque, la musoneria, il risentimento, l’ostilità e il falso cristianesimo.  Proponiamoci come esempio a quelli che cattolici non sono e la missio ad gentes non sarà più una vexata quaestio perché saranno essi a venire da noi.

Non è forse questo il pensiero del Divino Maestro riportato da Giovanni 17.21? Se ho afferrato bene il pensiero di G.P.II e di Benedetto XVI, il Cristo ha affidato alla chiesa la missione di custodire il deposito della fede. La quale è la verità del Vangelo che deve risplendere nella vita dei membri, affinché tutti gli uomini la notino e si avvicinano al Redentore. Ma cos’è questa verità? E’ l’Amore.

 Dunque la missione della chiesa è quella di mostrare che i membri si amano. Però i tempi cambiano e il deposito della fede cristiana va presentato momento per momento in modo tale che sia facilmente accessibile, sia ai cristiani sia agli uomini tutti. In pratica, invece di condannare e di blaterare mettendo in luce ciò che è erroneo, conviene mostrare la forza e la bellezza della fede, vale a dire dell’Amore. Il dovere della chiesa e la sua missione non è altro in pratica, che usufruire della teologia pastorale. La teologia è la verità da dire,e la pastorale è il modo di dirla. Il complesso della dottrina cristiana e le linee pastorali per esporla si trovano descritte nel “Catechismo della Chiesa Cattolica” a cui si rimanda.  Ivi tra l’altro, si pone l’accento che la presentazione della dottrina deve essere biblica e liturgica, e comunque adatta alla vita attuale dei cristiani.  Il rinnovamento della catechesi deve seguire, a mio modesto avviso, e deve marciare di pari passo con il rinnovamento dell’intera vita ecclesiale. Il messaggio, in ogni caso, deve essere presentato con fedeltà ed in modo organico, includendo Scrittura, Tradizione, Magistero, e Patristica. La dottrina è stata esplicitata in modo diverso nel corso dei tempi, ed oggi va presentata nella luce di situazioni e problemi nuovi.

Cosa credere? Come mostrare la credenza con le azioni liturgiche? Come agire in sostanza nella vita? Come rivolgersi a Cristo mediante la preghiera? Ecc.ecc.

Ecco alcune domande a cui cercheremo di dare una risposta. Grazie.

 

                                                                                  Antonino Cappiello, 01.10.07

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