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PER CHI NE VUOL SAPERE DI PIU’ SULLE QUALITA’ DELL’IO PENSANTE.


Eccolo qui il nostro uomo, piccolo e intelligente, capace di pensare, di decidere di giudicare, innanzi all’Universo megagalattico senza intelligenza, e che funziona come un perfetto orologio. 
Ma chi è nato prima? Se i geologi non sono dei burloni e se Bosellini non ha raccontato barzellette in Le Scienze della Terra, la risposta è subito pronta: l’età della Terra è sui 10 miliardi di anni, l’età dell’uomo è sui 5 milioni di anni. In questo periodo che va dal Criptozoico al Pliocene, cosa è successo? Ha risposto egregiamente Bosellini ed è inutile riscriverlo. A titolo di curiosità, il Flammarion cita la presenza del Pitecantropo a 500 mila anni, del Neandarthaliano a 80mila anni, dell’Homo Sapiens a 30mila anni, durante la cosiddetta era dei metalli. Da 5 milioni d’anni a 30mila corre una bella distanza! Insomma siamo proprio recenti rispetto a tutto il resto del Creato!
Le domande sarebbero mille, ma una in particolare sembrerebbe un rompicapo. Tutto ciò che esiste materialmente, me compreso, si è fatto da sé o è stato realizzato? Non c’è una terza possibilità. Se si fosse fatto da sé, come minimo dovrebbe essere intelligente, non solo, ma dovrebbe avere l’arbitrio di sgarrare qualche volta, di fare un capriccio, di farsi diversamente! Invece tutto procede secondo rigide regole. 
Allora è stato fatto? Ma io non vedo l'Autore! Ecco allora la mia ragione in funzione: dev'esserci per forza! Se c'è e non lo vedo, sta significando che è spirituale, esattamente come la mia intelligenza che c'è e non si vede. Di conseguenza il materiale esiste per opera dello spirituale, obiettivamente parlando; mentre discorrendo soggettivamente il pensiero esiste a causa di un corpo materiale in cui risiede.
Qui incalza un’altra domanda: 
l’impulso creativo di quest'Ente Spirituale è stato dato solo all'inizio preordinando il tutto, oppure ogni tanto si ricordava che mancava qualche cosa ed interveniva con una nuova creazione? Onestamente favellando bisogna preferire per la prima ipotesi, altrimenti si ammetterebbe che gli manca l'onniscienza e la previdenza.
Ciò però non sembra accordarsi con un Essere creatore. Pertanto i 
famosi sei giorni sarebbero da scartare? Se la risposta è affermativa si deve ammettere che anche per l'uomo non ci sia stato un particolare intervento perché tutto era previsto. Quando si sono realizzate le circostanze idonee, si è cominciato a sviluppare l'uomo acquisendo gradualmente la sua bell'intelligenza e con lei l'anima spirituale che lo vivifica. Se si sostenesse che l'anima è un'altra cosa e che è creata volta per volta al concepimento d'ogni uomo, non si ammetterebbe una diversità nell'ordine creativo? Insomma, l'uomo era programmato, sì, ma senza l'anima? Può essere all'altezza di un Creatore perfetto? A questo punto bisogna domandarsi: stante lo sviluppo graduale, come si fa a sostenere che c'è stata una disubbidienza iniziale? Che cosa sarebbe, infatti, il peccato d'origine che ha richiesto la Redenzione?
Nella Bibbia l’avere collocato tali avvenimenti alle origini [protologia] è solo un modo simbolico per indicare che tutto il fiume dell’umanità è toccato dalle stesse esperienze, dalle medesime qualità, dalle identiche miserie presenti nella sua sorgente. Gran parte degli equivoci sui problemi delle origini sono sorti dalle pretese di negare ciò che la scienza non può dirci [la dimostrazione dell’anima], o di cercare nella Bibbia quella che essa non vuole dirci [contenuti di ordine scientifico]. L’evoluzione presuppone la creazione. La creazione si pone nella luce dell’evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo, [si può dire creatio continua?], in cui Dio diventa visibile agli occhi del credente come Creatore. In pratica, 
ha-‘adam, l’uomo, è nato in età adulta? Sì o no? Per maggiore conforto si veda la Dei Verbum e si consulti Agostino, Girolamo, Galilei, Keller, Kümmel, oppure la sintesi di Ravasi in Credere Oggi, 58, 4/90.
Piuttosto il caso è un altro, il materiale non può essere elevato a figli di Dio, caso mai è creatura di Divino Onnipotente. Per offrire allora, alla parte spirituale dell’uomo una felicità ultraterrena, fu previsto dal Creatore di farsi uomo Lui stesso per elevare la sua 
creatura animata ad una grandezza superiore e permettergli di continuare la vita oltre il materiale, in eterno! L'intelligenza però, può giocare brutti scherzi perché opera attraverso un corpo che non è sempre al massimo perfetto. Di qui la necessità per il LOGOS di dettare una regola ben precisa di perfezione, amarsi vicendevolmente! Per praticare l'amore pertanto, ideò uno specifico organismo comunitario all'interno del quale ci si può servire dei "ferri del mestiere", oltre il vicendevole incoraggiamento ed una guida sicura.
Ora l’uomo seduto in poltrona, continua a pensare: quest’indagine, codesta conoscenza, tale rapporto con il Creatore come si chiama? Religione! Come sarebbe a dire “religione”? Caso mai, Religioni! Quante ce ne sono! Perché? Forse è un desiderio innato. Forse è stimolato dai semi del Verbo. Probabilmente è impresso nella creatura uomo il DNA creativo. Non lo so. La diversificazione del culto dipenderà dagli usi, dai costumi, dalla lingua, dalla latitudine. Per quale motivo poi, una sola religione si dice vera? Sarà perché l’ha detto il Creatore stesso, quando si fece uomo? Gli altri allora perché non ci credono se il fatto è vero e dimostrabile? La verità è una ed è per tutti, come l’eliocentrismo oppure 5 per 8 fa 40. Non si può escludere l’ipotesi di considerare che la Verità non è esposta convenientemente da chi ha avuto il mandato di farlo. In questo caso bisogna individuare le motivazioni, una delle quali è di sicuro l’organizzazione. Non so se mi spiego!
Ci s’interroga ancora: prima dell’Universo attuale cosa c’era? E dopo che ci sarà?
Ci sono altri mondi abitati? In realtà sembra strano che il Creatore sia rimasto per un periodo in letargo e poi si sia deciso a creare. Allora la materia è eterna? Obiettivamente non lo è. Ma nulla vieta che si fa l’una e si disfa l’altra, come il buco nero di recente scoperto e di cui si è parlato il 9 novembre 1995, rimanendo materia in sé e durando in … pur nella sua sussistenza o realtà. Vale per il presente e per il futuro. In quanto ai mondi abitati, la scienza dice che potrebbero essere almeno cento. Dove si trovano? Chissà! L’Universo è così grande! Personalmente ritengo che siamo gli unici nell’Universo a causa della Redenzione. Una volta operata non penso ad una seconda volta. Il tema è trattato nelle formule a cui rimando.
Ci si continua chiedere: com’è possibile che un Dio-Uno sia anche Trino? Dipende da come s’imposta il problema. Se affermiamo che il Signor Caio è Maestro, e Guida gli alunni, non significa che Caio è una persona, Maestro un’altra, e Guida una terza. E’ lo stesso Essere visto sotto tre aspetti. Così la Trinità, Dio crea, parla e guida. E’ sempre lo stesso ed unico Dio. Se si vede Dio come Creatore, è detto Padre. Nel momento in cui s’incarna per parlare è detto Figlio o Verbo perché umanamente lo è davvero. L’ispirazione e la guida si riferiscono allo Spirito. Più chiaramente di queste povere parole si è espresso Leone XIII con l’enciclica 
Divinum illud munus reperibile in Denzinger 3325. Per un primo approccio si veda Efesini 4,5 e Giovanni 10,30. Dati simili presupposti le Tre Persone Divine potranno essere considerate come modi di essere nei quali l'Unico Dio esiste.
Veritas et amor aut simul stant aut simul cadunt. Attenti però, in quanto si fondano entrambi sulla preghiera [non quella che s’intende comunemente]. Si parte dalla preghiera [ascetica, estasi, mistica, contemplazione], si scopre un raggio di verità [lo sprazzo che colpisce me], con quello si penetra nel cuore dell’amore. Entrati nello stadio o girone superiore, ricomincia il percorso, e così via fino alle apparizioni ed ai miracoli. Ciò sarà possibile solamente se educati da un buon maestro. La scienza a questo punto non ha più importanza perché il soggetto ragiona e vede nella luce del superiore intelletto. Ritorniamo alla Trinità. Non si può determinare l’unità divina in modo esclusivistico ricorrendo a separazioni e delimitazioni, così che ciò che alla fine rimarrebbe divisibile sarebbe quell’Uno che tutto determina. E’ necessario invece, comprenderla come un’unità che si autodifferenzia, esca da se stessa, invita l’altro a sé e lo congiunge con se stessa. A tale proposito si veda Trinität und Reich Gottes, di Jürgen Moltmann ed anche Kirchliche Dogmaatik, di Karl Barth, la cui sintesi è riportata in Concilium 1/85.
Ora esaminiamo attentamente Giovanni 1,1:
en aarch hn o logos
kai o logos hn pros ton qeon
kai qeos hn o logos
Insomma, fin dall’eternità esisteva il Logos il quale era Dio, in altre parole, Dio esisteva anche come Logos. Per “apud” basta aprire il Rocci ed esaminare la voce “pros”. Dio è amore. La storia dell’amore è Dio stesso. Amante, Amato, Amore irradiante. Padre, Figlio, e Spirito Santo, agiscono nel fecondo ed aperto dinamismo dell’evento eterno dell’amore. L’essere di Dio nel divenire si rivela allora come eterna provenienza, eterna venuta, eterno avvenire dell’amore. Il Padre si mostra come il passato di Dio che non passa. Il Figlio come il presente di Dio eternamente tale. Lo Spirito come il futuro di Dio nell’andare tuttavia avanti. Più dettagliatamente ne parlano E. Jüngel in Dio, Mistero del Mondo, e W. Kaspers in Il Dio di Gesù Cristo. Il tutto sintetizzato da Bruno Forte in Credere Oggi, 4/86.
Intanto si affaccia un altro dubbio al nostro uomo seduto in poltrona. S’interpreta sempre con obiettività la “parola rivelata” o si può usare per portare aventi una tesi a vantaggio di chi crede di avere più potere decisionale? E le traduzioni sono possibili senza tradire? Ogni traduttore, anziché essere attento al messaggio che traduce,verosimilmente se n’appropria per integrarlo nel tessuto della sua cultura e della sua ideologia. Senza preoccuparsi di considerare le conseguenze che crea con questo tipo di egocentrismo linguistico su una vera comunicazione umana.
Per ciò che concerne la Bibbia “
sarà necessario ri-orientare le sue traduzioni per restituirla all’Asia in cui è nata, senza tuttavia strapparla all’Occidente che essa ha fecondato dando origine al cristianesimo”. Senza ripetere cose già dette da altri, si veda André Chouraqui in Regno-Doc 3/90.
Altra questione. Nel Cenacolo c’erano davvero soli uomini o non si tratti di una descrizione limitativa dell’amanuense, o del copista, o del traduttore?Se si risponde “no”, si può continuare a chiedere: nel libro della Genesi non si legge forse che i figli di Adamo ed Eva erano solo tre, Caino. Abele e Trico? Come si risponde? L’autore ha omesso di citare gli altri figli essendo questi 3 gli unici che hanno fatto parlare di sé. E perché non si può dire la stessa cosa per i redattori dei sinottici? Se tutta la Bibbia è ispirata, non si può leggere con due misure. Dico bene? Bando alle polemiche e rispondiamo alla richiesta: come s’interpreta la Bibbia? Prendendo le mosse dall’asserzione d’Agostino secondo cui la Bibbia non insegna matematica, ma vuole comunicare solo una verità squisitamente teologica, la 
Dei Verbum formalizza tale impostazione e abbandona la tradizionale dottrina apologetica dell'inerranza della Bibbia, spesso risolta con astuzia e manovre esegetiche per affermare una mezza verità.

Per ricavare l’intenzione degli agiografi si deve tener conto anche dei ?


La verità, infatti, è diversamente proposta ed espressa nei testi, in maniera varia: aspetto storico, ispirazione profetica, risalto poetico, o can altri modi di dire. Nell’antichità il linguaggio era determinato dall’ambientazione vitale che dava origine, tra l’altro, ad una determinata forma letteraria, caratterizzata da una notevole stabilità, il genere letterario appunto. Mi piace indicare anche ciò che è pubblicato sui libri d’informatica. Il linguaggio naturale è quello utilizzato dalle persone per comunicare quotidianamente tra loro, ricco di espressioni che possono a volte dar luogo ad ambiguità o difficoltà di interpretazione. Il linguaggio formale, invece, è quello creato dall’uomo in base a regole ben precise, senza possibili ambiguità d'interpretazione, ed è utilizzato per comunicare con le macchine. Tanto dovevo quanto congratularmi per la mentalità aperta dei giovani d'oggi. Auguri. Ritorniamo a bomba. Chi intendeva scrivere un libro nei millenni addietro, programmava unità letterarie molto ampie, si rifaceva al passato remoto del suo tempo, e così i brevi racconti divenivano" novelle" e gli aneddoti assumevano forma d'opere storiche.
Ebbero così origine dei nuovi generi letterari ai quali, però non corrispondevano nuove ambientazioni vitali. Il genere un poco alla volta perse il legame che lo vincolava determinate situazioni della vita comunitaria, divenne espressione di una coscienza artistica impegnata a creare opere d’arte secondo leggi che essa stessa si era imposte. La Bibbia è il libro religioso che conosce il maggior numero di generi letterari. Per accennare almeno ad uno di questi, conviene dire una parola sull’
opera storica che è particolarmente istruttiva. L'opera storica è uno dei generi letterari più conosciuti nell'antico testamento, ed è definita storia biblica. In questi lavori di storia sono state aggiunte unità letterarie minori, originariamente indipendenti. N’è nata una notevole tensione tra lo scopo originario dei brani interpretati e il significato che acquistano dal fatto di essere stati inseriti in un nuovo ambiente. Per questo motivo non pochi testi hanno più di un significato. L’autore del Pentateuco scrive la sua storia o la sua opera iniziando dalla preistoria. Antepone agli avvenimenti storici fatti che per loro natura non hanno niente a che vedere con la storia, ma in quanto miti, fanno conoscere ciò che non è mai stato. La successione in cui sono disposti e soprattutto la funzione di introdurre un’autentica storia [per cui viene a stabilirsi un certo rapporto con essa] attribuiscono loro una valenza storica che non possedevano affatto. Naturalmente ciò non basta a renderli racconti storici. Essi presentano le forze che agiscono nella storia che è poi narrata, vale a dire una specie d’introduzione generale. Di qui è sorto l’equivoco di considerarli testi storici. Questi argomenti li hanno trattati già da tempo Agostino, Girolamo, Keller, Wilde, Kümmel, Diego Arenovel, e li hanno riassunti in Credere Oggi, 4/90, Ravasi, Ranon, Terrin
Senza andare troppo per le lunghe, conviene, a questo punto, porsi la domanda circa la validità delle affermazioni nell’ambito dell’istruzione e, in senso più ampio, nell’ambito della nuova evangelizzazione. Si ammaestra predicando, facendo catechismo, discutendo in famiglia, parlandone a scuola, dando una relazione in piccoli gruppi. Reputo che è compito di coloro che si dicono educatori, offrire alla verità [come? che cosa?] la veste, l’attualizzandone la presenza catechistica, pedagogica, letteraria, linguistica, culturale, per calarla nell’ambiente storico del momento. Spesso si rende necessario, formulare brevi proposizioni sintetiche che riassumono in forma semplice ed essenziale i temi di una certa importanza. Emerge di qui lo sforzo per la precisione concettuale e terminologica. Quand’è allora che un’affermazione ha sempre un significato? Anche quando si scelgono le parole precise? Anche se si mettono insieme secondo le regole della grammatica? Dunque: 
Quest’acqua è triangolare, è un’affermazione non priva di senso? E’ giusta? Evidentemente no!
Allora, oltre alla grammatica, ci vuole il contesto della disciplina oggetto di discussione. In analisi logica per esempio, dovendo parlare di frasi transitive passive, si dice
 soggetto patente in modo da afferrare subito il concetto di passiva. Di conseguenza, il complemento della frase passiva è complementi di agente. Sarebbe la stessa cosa dire “soggetto inattivo” o “soggetto ricevente”, ma la mente ricorrerebbe automaticamente alla frase “inattiva” e non passiva. Dunque, per dare un significato ad un’affermazione bisogna inserirla nel contesto e usare l’ars grammatica. 

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Sul come si può capire un 
qui pro quo da parte del ricevente, e sul come si parlare senza dire niente da parte del docente, introduce la teoria del relativo. Se per relativo secondo il senso comune, s’intende parlare senza ponderare, discutere univocamente, volere avere sempre ragione, informare senza documentarsi, allora sì, in questo caso è tutto relativo,cioè tutto superficiale. Se per relativo in senso tecnico s’intende chiarire i termini, essere preciso, rimanere nei limiti della logica, allora occorre fermarsi un momento ed affrontare il problema della relatività in termini scientifici. RELATIVO è ciò che ha relazione con qualche altra cosa ed è il principio secondo cui il tempo e lo spazio non sono misurabili in valori assoluti e costanti. Il contrario di relativo è assoluto. Ecco alcuni esempi.
I concetti di 
destra e sinistra sono relativi, perché acquistano significato solo dopo che è stata definita la direzione rispetto alla quale si considerano. Giorno e notte sono relativi finché non si definisce il luogo preciso di cui si parla e del momento in cui si parla. Distanze e grandezze sono relative. La luna sembra più grande del Sole. Il Sole sembra più grande di Sirio. Il triangolo può essere più grande del quadrato. Sono tutte affermazioni relative finché non si definisce l'osservatorio o finché non si danno le misure esatte. Due stelle, viste dalla Terra con osservazione angolare, hanno una distanza "ics" tra loro, osservate da Sirio le distanze angolari cambiano, e quelle due stelle appariranno tra loro più vicine o forse più lontane.
Stante la forma sferica della Terra, ricordiamo che la direzione della 
verticale dipende dal punto della superficie terrestre dal qual è tracciata. Tanti punti, quante verticali differenti. Come si evince dunque, la verticale è relativa. Pertanto non si può affermare che gli abitanti della Nuova Zelanda, rispetto a noi, camminino a testa in giù. I concetti di “su e giù” non hanno significato se non si definisce il punto a cui si riferiscono. Sono tutti concetti relativi, non assoluti. C’è un’eventualità: finché la natura relativa di un concetto non appare evidente all’esperienza, esso rimane nel suo significato d’assoluto. Se non si hanno riferimenti precisi, è relativa la posizione nello spazio, è relativo il moto, è relativa la quiete, la velocità, ecc. Ricordate Galilei? I corpi in movimento sono fermati solo dalla forza d’attrito, in assenza della quale, un corpo una volta messo in moto, continua a muoversi indefinitamente. 
Vediamo ora la 
velocità. Fino ad oggi la velocità della luce è considerata assoluta [velocità limite] perché non si è immaginato e non si è trovato una velocità superiore ai 300mila Km al secondo. In ogni modo è molto difficile pensare ad una velocità tanto grande, perché le velocità in cui c'imbattiamo ogni giorno sono sempre infinitamente più piccole rispetto a quella della luce. Per esempio, la velocità raggiunta da un recente razzo cosmico è soltanto di 12 Km il secondo. Di tutti i corpi che conosciamo il più veloce è la Terra. Nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole raggiunge la velocità di 30 Km il secondo. Inoltre, il moto della luce nello spazio vuoto ha l'importante proprietà di non poter essere accelerato o rallentato. Al contrario, il suono si diffonde solo attraverso un mezzo materiale e non può viaggiare nel vuoto.
Del 
tempo cosa si può dire? Anche il tempo è relativo. Espressioni comete seguenti, simultaneità, stesso istante, prima, dopo,quale valore possono avere? La simultaneità di due eventi non dipende soltanto dall’istante in cui gli eventi accadono, ma anche dal laboratorio dal quale si osservano. Anche il tempo ha subito la stessa sorte dello spazio. Dire nel medesimo istante è insignificante quanto dire nel medesimo luogo. Se si vuol dare significato all’intervallo di tempo fra due eventi, bisogna necessariamente specificare il sistema di riferimento, rispetto al quale si considera tale intervallo, esattamente come per fissare la distanza tra due eventi nello spazio. Il principio della relatività dimostra che l'esistenza di una velocità limite è intrinseca alla natura stessa delle cose. Nemmeno il progresso della tecnica [oggi] può ottenere velocità superiori a quella della luce. Sarebbe come pensare che il progresso della geografia avesse trovato sulla Terra luoghi che distano tra loro più di 20mila Km. E’ anche confermato che la massa dipende dalla velocità: in ogni moto la massa di un oggetto aumenta proporzionalmente alla concentrazione dell’oggetto. E così via.
La scoperta della relatività per opera di Galilei, fu definita nei particolari da Albert Eistein nel 1905. Essa può essere paragonata alla rivoluzione portata nel pensiero umano dalla scoperta della sfericità della Terra. Ad ogni modo, sull’argomento “relatività” esiste una vasta letteratura a cui si può attingere senza ripetere qui cose ormai note. Questo accenno per summa capita aveva solo lo scopo di preparare la strada per affrontare con cognizione di causa il problema teologico e in particolare, ciò che riguarda l’al di là, la vita eterna, il purgatorio, la pena temporale, il tempo dopo la morte, la Messa per i defunti, l’interpretazione della Genesi, ecc.
Rimanendo nel campo del relativo, si rifletta per favore, su qualche espressione, o citazione, o formulazione, inserendola in una situazione o estrapolandola da esso, per vedere fino a che punto possa essere relativa, e se recitata con diverse modulazioni di voci, fino a che punto possa colpire positivamente o negativamente il destinatario. Ecco dei modelli divertenti.
Non parliamo di tangenti, ne abbiamo le tasche piene. – C’è sul tappeto anche il tetto delle pensioni da discutere. – Capias accipitrem et mitte nobis in sacculo. – Non sunt multiplicanda entia sine necessitate. – Mens est tabula rasa, idee ex experientia. – Il Sindaco ha presenziato personalmente all’inaugurazione. – Non vendiamo sogni ma immagini di realtà. – Ibis redibis non morieris in bello. – L’inflazione retrocede. - Copriti perché hai freddo. – Per un futuro di speranza. – Cristo ci ha amato per prima. – Credo ut intelligam. – Esse est pèrcipi. – Ecc.
Giacché ogni affermazione, o proposizione, o frase, o discorso, o predica, o conferenza, o quel che volete, è un’dea del pensiero [
lingua naturale] espressa con parole [lingua formale], E’ CHIARO CHE DALLE PAROLE SI PUO’ GIUDICARE LA QUALITA’ E LA PROFONDITA’ DEL PENSIERO, cioè delle convinzioni di chi parla e delle sue credenze. Senza troppo sottilizzare si usa “credenza” oppure “credenze”. Che cosa voglio dire? Voglio chiarire che le proprie convinzioni invisibili [pensiero] si esternano a voce o per iscritto per essere alla portata degli altri. A questo punto si devono considerare varie possibilità. 1) Oratore in buona fede: cerca la verità. Ascoltatore in buona fede: desidera migliorarsi. Ascoltatore in mala fede: ribatte, cavilla, si oppone, cerca lo scontro. 2) Oratore in mala fede: vende fumo. Ascoltatore in buona fede: entra in crisi e si dissocia e non crederà più a niente. Ascoltatore in mala fede: è un torsolo di cavolfiore e tale rimane per sempre.
In conclusione: la compatibilità delle credenze è oggetto della logica.
La lealtà, la giustizia, la sincerità, e simili, fanno parte d’altri campi d’indagine come il diritto, la psicologia e l’etica.

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Per formulare una credenza ci serviamo d’enunciati. Andiamo con cautela e prestiamo attenzione ai casi che seguono.
1) Molti enunciati non sono destinati a formulare credenze, come le domande e i comandi. 
Quanti anni hai? Vieni qua! Non sono credenze. 2) Un enunciato può avere due significati diversi, vale a dire può essere ambiguo. Quella è una credenza. Un mobile? O l’atto del credere? 3) Uno stesso enunciato può essere usato in occasioni diverse per parlare di cose differenti. E domani piove! E' vero che pioverà? Oppure significa: "Non se ne parla nemmeno". 4) Non è sempre chiaro se un enunciato esprime correttamente una data credenza. Esempi: le frasi con "e", "tutti", "alcuni", "poi", ecc. 5) La parola scritta non è un sostituto perfetto della parola detta a voce. Nello scritto manca il tono di voce, forse l'accento nazionale, la calma, l'ira, l'ironia, ecc. Bisogna dedurlo. E qui le interpretazioni impazziscono. Un buon maestro insegna la lettura. 6) Gli enunciati, per essere capiti, devono appartenere alla lingua di chi legge. Tradurre è di solito tradire.
Ora esaminiamo il tutto in modo più dettagliato. 1) Enunciati dichiarativi. Dopo un’affermazione grammaticalmente corretta si deve poter formulare una domanda pure grammaticale. Enunciato: 
Il prezzo del manzo è calato. Si deve potere rivolgere la domanda: "E' vero che il prezzo del manzo è calato?" Diversamente l'enunciato non è credibile. Manzo il del calato è prezzo: è un enunciato non grammaticale e dunque da rigettare. – Hai stato arrabbiato con Paola? = Non accettabile. Nulla parlava più di un bagno caldo. = Contraddizione.
Il pianista eseguì un cappiello rosso. = Errore di selezione. Ecc. 2) Si parla di ambiguità, e può essere strutturale o lessicale.Penso che sia una credenza. Domanda: un mobile o un atto del credere? L'enunciato è una sequenza ambigua e chi lo dice non è sincero. Ha sentito parlare di lui a scuola. Egli era a scuola? O ha sentito dire di quello che egli faceva a scuola? 3) Si parla di riferimento, che può essere semplice o incrociato. Lo stesso enunciato può essere vero in una situazione e falso in un'altra. Semplice: io, qui, ora, laggiù, questo mese, ecc. Incrociato si fa con l'uso dei pronomi: Bruto uccise Cesare pugnalandolo. Per un caso curioso cf. Gen 32,26-30. Quanti problemi affiorano in teologia!
4) Si accenna al valore di verità di un enunciato dichiarativo con tutta la gamma delle possibilità tra il vero e il falso. Poi ci sono gli aggettivi 
scalari e non scalari, i casi dubbi, le situazioni bizzarre, ecc, da far sembrare la vita piena di mezze verità, di zone grigie, di casi limite. In realtà la VERITA' non ha gradi e non ha contorni indefiniti. Volerli creare significa solo che non si vuole la verità. Al massimo, più vero, può significare soltanto più vicino alla verità, quasi presso alla verità. Il PIU' e il MENO si usano solo con gli aggettivi scalari [o aggettivi a scalare]. Tali sono: grasso, divertente, felice, costoso, pesante, gradevole, ecc. Gli aggettivi NON scalari sono: dritto, silenzioso, perfetto, liscio, quotidiano, ecc. - " VERO" è un aggettivo NON scalare perché la verità è assoluta, non ci sono gradi di verità. Le espressioni come queste, Crede poco, Fedeli ma lontani, Bestemmia però si confessa, Fede debole, Vi sono cattolici che non credono in Cristo, ecc. sono tutti enunciati falsi. 5) Tra scrivere e parlare c'è di mezzo il mare! La medesima asserzione può assumere significati diversi secondo le varie tonalità di voce. Provate a ripetere: Se non vieni in tempo andiamo via! Usate in sequenza il tono dolce, poi iroso, ironico, arrabbiato, freddo. 6) Gli enunciati proposti devono appartenere alla lingua di chi legge. Tradurre è tradire. You are right. How old are you? It rains cats and dogs. Solo per citare italiano-inglese. Immaginate voi dall’aramaico all’ebraico, al Greco, al latino, ecc.
A volte la logica è definita lo studio delle argomentazioni. I motivi addotti per far credere alla conclusione sono chiamati premesse. Esempi:
Premessa maggiore: la macchina fa baccano
Premessa minore : e manca di ripresa
Conclusione : dunque è saltata la guarnizione
Prem. Magg.: l’aringa salta fa bere e ribere
Prem. Min. : ma bere e ribere estingue la sete
Conclusione : dunque l’aringa salata estingue la sete
L’argomentazione è un’ARMA PERICOLOSA in mano all’oratore che la sa lunga, ed è un’esca avvelenata per l’ascoltatore impreparato. 
Salti di classe sintagmatica:Tutte le sere suonava il PIANO [nome]. Vai PIANO [avverbio] in macchina. Costruì un tavolo PIANO [aggettivo].
Se i maestri riusciranno ad inquadrare l’intelligenza dei loro allievi con queste nozioni che precedono la teologia, e se avranno la compiacenza di discorrere logicamente, sono certo che … che … il mondo migliorerà.
Grazie. Ego sum Ton Cap.


Antonino Cappiello - Sorrento, lunedì 3 settembre 2007

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