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PREGARE E PARLARE

Matteo 19,12: Chi capisce, capisce!
Luca 14,35: Chi ha orecchie per intendere, intenda!
PREGARE E PARLARE
PREGARE E’ PARLARE
Il verbo “parlare” ha una marea di sinonimi, tra cui sono inclusi tutti quelli di “pregare”. Dunque, possiamo dire che Pregare è Parlare, e viceversa. Da parlare prendiamo “dire”, e da pregare prendiamo “rivolgersi”. Allora la domanda di base è: Rivolgersi a chi? Per affermare che cosa?
Per rispondere alla prima domanda vale la pena di riportare un aneddoto curioso. Nel 1.700 e non so che, durante la guerra e non so dove, un soldato francese compì un’azione eroica fino al sacrificio della vita. Durante i funerali del giovane Gérard Devenue, il Capitano La Palisse pronunziò l’elogio funebre, durante il quale tra l’altro chiosò: Le Camarad Gérard avant de mourir était sùrement vive! Gli astanti applaudirono: Lapalissienne, Lapalissienne! Dunque è ovvio, chiaro ed inequivocabile, che nella preghiera ci rivolgiamo a Dio. Dio! Ma chi è? E’ l’Onnipotente Creatore, puro spirito, eterno, infinito, onnisciente e provvidente. Certo è che non ha un nome, perché non deve distinguersi da nessun altro. Mosè gli fa dire: Io sono colui che è! Ragionevolmente. I succitati attributi poi, si fondono tutti, insieme, in uno solo che li riassume: l’Amore!
Sarebbe illogico nella Logica del Creatore, fregiarsi di quei titoli e non avere Amore. Pertanto la frase del Pentateuco si può leggere: Io sono Colui che ama! Oppure: Io sono l’Amore! Amare chi? Se non c’è nessuno da amare e che possa ricambiare! Ed ecco la Sua Logica: pur di avere un rapporto di favore con cui svolgersi una relazione, il Creatore magnanimamente munì di Ragione una particolare specie vivente fatta di Terra, l’Adaam, che dal latino “humus” sarebbe diventato “uomo”, nel senso di “terrestre”, opposto a “celeste, divino, spirito”. Il fatto che l’uomo sia arrivato per ultimo nella scala della creazione, dà un successivo tocco alla Sua Logicità, nel senso che ha trovato l’Universo bell’è pronto per essere osservato e capito. Osservare e capire, vedere e gustare l’opera creativa”.
Pertanto, in prima proposta si deve stabilire che se Dio non avesse voluto, o non avesse potuto, come dicono alcuni scienziati da strapazzo, facendoci creder che siamo figli del caos, noi ora non staremo qui a discutere. Discutere e pensare, meditare e riflettere, che il materiale non può confondersi con lo spirituale, e non può partecipare alla stessa vita. Per farlo c’era bisogno che alla materia vivente fornita di Ragione, fosse accoppiata una entità spirituale detta “anima”, cosicché questa, una volta separata dalla parte materiale, potesse entrare a godere dei benefici superiori. Ma l’anima non esiste se non c’è un corpo con cui si abbina. Il corpo a sua volta, è fatto per creazione materiale con tutti i pregi e i difetti che essa comporta. Così, in parallelo con l’Amore Superiore, l’uomo nasce con l’amore inferiore, ma sempre amore! E la sorte della parte eterna dell’uomo, dipende dal comportamento “in itinere” della parte materiale. Per rendere concreta questa Logica, e per mostrare che veramente ama, ha assunto anch’Egli la parte materiale con una seconda natura, e per affermare questa verità, ha compiuto un atto d’eroismo fino all’ultimo, et mortem crucis.
Se qualcuno ancora ne dubiterebbe, la Redenzione si può chiamare La logica dell’Amore. Ma si può capire tutto questo? Certo che sì! Ma ad una condizione: Che si pensi e si rifletta, si rifletta e si pensi, senza preconcetti, senza pregiudizi, senza prese di posizione, con animo aperto e orientato alla ricerca della Verità. Il bene ed il male, non è quello che si vede, è quello che si cova dentro, che si sente nella propria coscienza, fatta salva l’ipocrisia, l’ignoranza e la malattia mentale. Cose che hanno portato all’invenzione del Limbo, e che Benedetto XVI intelligente e serio, non ha abolito, ma ha dichiarato che è illogico credere in ciò che mai è esistito. Molte cose sono ancora da rivedere nelle varie Religioni, le quali ultime sembra al momento, che stanno presentando l’Onnipotente Creatore come “balordo, nepotista e illogico” invece di “onnisciente, giusto e buono”!La Pace nel Mondo? Presentate con serietà la Logica di Chi ha fatto il Mondo, ed evitate l’ossimoro “amore peccaminoso”, essendo una contraddizione in termini.
Per rispondere alla seconda domanda: Per dire che? Non so prevedere quanto spazio mi occorre. Procediamo. Molti, caro Teofilo, hanno messo mano a trattare questo tema della preghiera, come i BDS, gli ADT, i CDA, ed altri, ma con scarso successo a causa della moltitudine dei “non pensanti”, già descritti nella formula 80, per i quali il loro non pensare è giustificato dal fatto che sono riappressi, compressi e repressi,da idiozie d’ogni genere, che tolgono loro la voglia di approfondire. A questo punto, caro Lettore, lascia tutto e corri a cercare la rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica, n. 3779 del 1° dic. 2007, e leggi con attenzione le uniche due pagine 486 e 487 a firma di Giuseppe De Rosa. Poi torna su queste righe e continua a leggermi. Grazie. Intanto riprendiamo con la questione “preghiera” chiarendo ed evidenziando ciò che NON si deve richiedere pregando.
Ora esaminiamo nel dettaglio il perché non c’è interesse per la preghiera. Primo. In famiglia ci si rivolge agli infanti e ai bambini con espressioni come: Cattivone! – Malandrino! – Brutto!
Attenti! Una volta che queste parole si sono incollate nel subcosciente del bambino, gli creano una natura deformata, impossibile poi a rieducarla. Durante la seconda infanzia e preadolescenza, ragazzi frequentano il catechismo per ricevere il 2° e il 3° sacramento. I pii maestri catechisti, per tenerli buoni rincarano la dose: State buoni, Gesù piange! – La Madonna si dispiace! – Il Parroco ti punisce e non ti ammette! Si tratta di strafalcioni pedagogici che confermano e solidificano l’odio verso il sacro e la nausea per la preghiera in particolare. Il primo pensiero degli allievi sarà: Ma quelli (i santi) che vogliono da me? Che gli ho fatto? Durante l’adolescenza e la maggiore età, sono obbligati a rinnovare le “promesse battesimali” mai pronunciate, e appurare che i nostri peccati hanno procurato la morte di Gesù. Durante la Messa domenicale, sentono leggere nella preghiera dei fedeli: Signore, donaci la pace! E poco prima o dopo, il TG annunzia la morte d’altri militari inviati a combattere fuori della Patria. Si prega ancora: Signore, aumentaci la fede! – Signore fa che i malati sappiano reagire al loro dolore! I giovani seguono l’ora di religione a scuola detta IRC, e tante altre cose, ciononostante Giuseppe De Rosa annota che l’84% degli italiani credenti, non ha mai letto i Vangeli, e la motivazione è: Per mancanza d’interesse! – Perché li trova noiosi! Sull’omelia domenicale, invito il Lettore a studiare la seconda metà della pagina 487. Tiriamo intanto le conclusioni, in modo oggettivo e senza pregiudizi. I fedeli pensano: Se la pace non viene, è un Dio sordo e crudele. – Se permette le morti e gli eccidi, non esiste. – Se non ci aumenta la fede, è nepotista. Se questi sono gli orientamenti del popolo, significa che manca la presentazione.
Voglio precisare che i maestri delle cose religiose, si comportano ed insegnano in modo pedagogicamente errato, tanto da presentare un Creatore con un volto meschino, crudele e orripilante, in modo da indurre il citato 86% a borbottare: Dio non c’è, è un’invenzione!
Oppure: Sarebbe meglio se non ci fosse! Poi la “curiosa richiesta della pace” da una parte, e l’invio d’altri combattenti dall’altra, inducono a pensare che è Dio il colpevole della guerra. E nessuno prega. Può bastare, perché ho già ciarlato troppo.
Ora osservate la generazione presente, quella precedente, e su a ritroso, fino al Medio Evo, 1.500, quando Erasmo da Rotterdam pubblica il suo libro Elogio della pazzia, dove riferisce fatti e comportamenti stabilizzatosi nel corso del precedente millennio, tra i fedeli cristiani. Così arriviamo all’anno 400 dopo Cristo e troviamo Agostino di Ippona, non diversamente preoccupato circa la preghiera, su cui nessun operatore pastorale si è mai impegnato, dopo il Padre Nostro insegnato da Cristo. Ed eccomi al punto: non è mai stato insegnato a pregare in questi 2.000 anni, avendo sempre inteso “pregare” come ripetizione mnemonica e distratta o lettura superficiale d’orazioni scritte da altri. Un biascichio di salmi, di rosari, di preparazioni e ringraziamenti alla comunione, l’Imitazione di Cristo, la lettura di un non so che di sacro, le preghiere di base, la catechesi sull’ascolto, e tante altre robe vaghe. Intendiamoci, amici, non che queste pie pratiche sono da scartare o da abolire. Per niente. Ma sono solo l’inizio, o se volete, un’occasione di pubblica lode al Creatore. La preghiera è personale, ed è tutt’altra cosa, è molto di più, e lo insegna l’ascetica, che gli operatori pastorali non conoscono per niente. E scusate se è poco. Procediamo. Di preghiere personali me ne vengono in mente 4, al momento. Le Confessioni di Sant’Agostino.
Il Cantico delle Creature, di Francesco d’Assisi. La Preghiera alla Vergine di San Bernardo nel XXXIII canto del Paradiso.
L’ultima preghiera, in ordine di tempo, è quella di Benedetto XVI a conclusione della sua enciclica Spe Salvi, al numero 50. Quando poi dico, caro Teofilo, che “la pedagogia serve alla teologia”, tu mi ridi dietro, vero? Ma ti sei mai domandato: Perché non si prega, e di conseguenza si è lontano da Dio tanto quanto si estendono i confini dell’Universo? Venti miliardi d’anni luce! Non si prega! Perché? Per vari motivi, ed ora li prendiamo in esame.
Non si prega per paura. Dall’infanzia e a seguire, s’impaurisce il fedele con una serie infinita di minacce: peccato, doni preternaturali perduti, demoni, inferno, penitenza, porgere l’altra guancia, promesse battesimali rinnegate, tradimenti, confessioni, caratteri indelebili, e così via, fino ad incollare nell’animo del povero fedele, una paura morbosa verso un sì tale Signore! La paura, un poco alla volta genera il dubbio sulla sua esistenza, da qui all’odio il passo è breve. Tutti decidono allora, di far presto a liberarsi da sotto questa spada di Damocle. In tal modo, e a questo punto, appare l’altra faccia della medaglia-paura: la libertà, il libertinaggio, l’autosufficienza, la determinazione autonoma della scelta, la guerra, l’omicidio, il furto, come se tra “mangiare e non mangiare”, oppure tra “esce il sole e non esce”, fosse una scelta. Sono stato chiaro? Non si prega per paura! E non si vuole ormai imparare a pregare, per paura.
Non si prega per interesse. Con il passare del tempo, la cultura diventa sempre più profonda, la scienza apre nuovi orizzonti, cosicché certe credenze appaiono “fuori luogo” nella Logica del Creatore. Bene ha fatto allora, Benedetto XVI, il 19 aprile 2007, ad eliminare un illogico dettaglio privo d’importanza e mai esistito: il Limbo, [citato in Denzinger L5]. La stessa apertura si potrebbe avere verso il peccato originale, [citato in Denzinger L5, opinioni].
Ma anche va chiarita la supposizione circa i nomi dei redattori dei Vangeli, poi sulla Messa in suffragio alle anime del Purgatorio, sui sacramentali, [Denzinger J 10], e sul carattere impresso, eccetera.
Ad un povero fedele, come un asino in mezzo ai suoni, sembra che ci siano interessi da coltivare senza ragione, fatta salva l’ignoranza e l’incapacità pedagogica, stante la cultura avanzata del III Millennio. E’ auspicabile ed urgente un chiarimento, trattandosi di ulteriori impedimenti alla preghiera di fronte all’illogico apparente.
Un’ultima cosa. Che significa perdonare? Riconoscere che il male non è stato commesso, o come se non fosse stato operato, oppure si tratta di un incoraggiamento ad ulteriormente delinquere?
Non si prega per mollezza. In Giovanni 6,40 si legge: Chiunque vede il Figlio e crede in lui, eccetera. Il problema è: insegnare “il vedere” come qui è inteso, altrimenti subentra nel subconscio un senso di flaccidezza che impedisce qualsiasi avanzamento spirituale. Sulla figurina a ricordo del cinquantesimo della Professione Religiosa, la persona, dopo mezzo secolo di vita consacrata, non seppe “accocchiare” un pensiero di suo, e vi scrisse 15 paroline prese da un salmo o da non so dove. Allo stesso modo fanno i seminaristi per ognuno dei gradi che li porta al sacerdozio. Nemmeno a loro è insegnato a pregare, e così copiano una frase da qualche parte senza rispetto per se stessi. L’ipocrisia consiste nel dimostrare di conoscere la Scrittura. La mollezza è una malattia invalidante per la preghiera.
Non si prega per distacco. Voglio chiarire che si tratta d’indifferenza, di scollamento dal sacro, di separazione dal mondo religioso, di rinuncia a capire, d’estraneità verso il Creatore: Breviario letto in treno o sul sagrato, Rosario recitato in strada, scarpacce sull’altare nella celebrazione, comunione durante la Messa con particole consacrate nei giorni prima, e via dicendo. Da quest’ambiente nebuloso senza una strada sicura, si pensa a fuggire per trovare ristoro, non si pensa a pregare.
Non si prega per irriflessione. In altre parole, per viltà, per risentimento, per altro.
Non si prega, e sono stanco. Domanda: Con tutti questi condizionamenti indotti, alla fine dei conti, cos’è la preghiera? Risposta: Se non l’hai ancora capito, caro Teofilo, oltre a ciò non vado, anche perché il problema non è mio. Grazie e Saluti.
Veritatem meam dixi vobis.


Antonino Cappiello - Sorrento, sabato 15 dicembre 2007 

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