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LEZIONE 4

MENS SANA IN CORPORE SANO

 

Vi auguro, cari amici, di continuare a leggere alacremente, per capire fino in fondo quello che vado dicendo in questo corso di pedagogia. Prima di addentrarci nel vivo di questa IV lezione, c’è da fare una premessa rilevante. Quando vi dico: Sto eseguendo un disegno geometrico!  Voi cosa capite? Comprendete che prima di mettermi a tavolino, mi sono procurato il cartoncino, il compasso, l’inchiostro di China, matite, gomme, squadre, e quant’altro necessario. Pertanto, eseguire il disegno è l’ultima fase di un lungo processo di preparazione. Allo stesso modo, fare pedagogia, è la conclusione, di una serie d’attività pratiche, e l’acquisizione di delle competenze teoriche, in precedenza maturate. Uno degli elementi che preparano alla pratica pedagogica è la psicologia.

Regista.) Infatti, non hai ancora parlato di psicologia. Vuoi per favore, farne cenno?

Rispondo.) La parola deriva dal greco, yuch + logos, anima + studio. Dunque, con la psicologia andiamo a scoprire e studiare i fenomeni della psiche in rapporto alla conoscenza, per parlare di “emozioni”, “istinti”, “sentimenti”, “percezioni”, “memoria”, “volontà”, “intelligenza”, ecc. Andiamo a conoscere l’animo umano nei suoi atti e nelle sue facoltà. Ci sforziamo di interpretare il modo di pensare, di agire o reagire, di una persona o di un gruppo.

Per curare, allora, e per guidare i nostri figli e alunni in modo giusto, dobbiamo capire da dove derivano i loro disturbi mentali, (se ci sono, come ad es. la psiconevrosi), da dove deriva la pericolosità per sé e per gli altri, (se si nota, come ad es. la psicopatia).

Dobbiamo scoprire da dove derivano le sindromi psicopatologiche caratterizzate da alterazioni qualitative dell’istinto sessuale. Ciò potrebbe avvenire, o per deviazione dall’oggetto normale, o per deviazione dal fine sessuale normale, (le note psicopatie sessuali). Stiano attenti, perché ogni nostro comportamento con i piccoli, si va a fissare nel loro inconscio, per questo le relazioni con il mondo esterno saranno poi mediate da quel  quid  che per loro sarà normale. Dunque, prima di criticarli, sgridarli o punirli, facciamoci un esame di coscienza. Ecco, per l’appunto, esame di coscienza, può essere la definizione di queste discipline. Scendiamo nella pratica con un esempio. Un genitore dice al figlio: Copriti perché hai freddo!  Se il figlio non sente freddo e non si copre, commette una disubbidienza. Se il figlio non sente freddo e si copre, commette un falso, un’ipocrisia, ecc. Ricevendo messaggi incongruenti come questo, il ragazzo si abitua alla contraddizione, alla menzogna, e si comporta di conseguenza. I rimproveri fioccano sempre. In sostanza, dall’inconscio del piccolo emerge la convinzione che deve far credere le cose diversamente da quelle che sono in realtà.

Ancora rimproveri. In che modo? Con la famosa espressione da presa in giro: A chi la dài da bere furbacchione!  In ogni caso, il ripetersi di queste comunicazioni errate porta alla schizofrenia. Qualunque cosa il giovane fa, in qualsiasi modo opera, c’è sempre un contrasto con sé e con la società.

I messaggi, amici miei, devono essere chiari, per non mettere il ricevente in posizione d’ambivalenza. L’educatore deve fare in modo che colui il quale riceve il messaggio, capisca chiaramente il pensiero del comunicante. Il più curioso messaggio incongruente è la risposta della Sibilla Cumana: Ibis redibis non morieris in bello. Al contrario, il messaggio congruente dovrebbe da luogo a questa affermazione: Quello che fai parla così chiaramente che non riesco a sentire quello che dici. La questione posta poc’anzi, o comando, o suggerimento che si voglia, doveva essere così formulato: Se fa freddo, copriti, vedi tu! In caso contrario, ritorno a dire, creeremo nei nostri figli due atteggiamenti contrari e contraddittori nocivi alla loro formazione. Da una parte, il musone, il misantropo, l’egoista, l’indifferente, e dall’altra, il ribelle, il superficiale, il prepotente, il falso. Atteggiamenti che in un secondo momento, continueremo NOI a criticare con motivazioni di comodo. Di qui la ripugnanza dei giovani verso noi grandi.

La situazione che vi ho appena accennato, è stata studiata in profondità dalla Scuola di Palo Alto in California, e va sotto il nome di teoria del doppio legame, detta anche comunicazione ambivalente. Secondo gli psicologi californiani, le malattie mentali sono espressione di un difetto comunicazionale a livello familiare. Il ripetersi di questi rapporti porta alla schizofrenia. Per adesso fermiamoci qui, vedremo di tornarci sopra più dettagliatamente in altra occasione.

Reg.) Sento ronzarmi nell’orecchio la domanda di qualche lettore, ed anche la mia. Adesso non possiamo nemmeno più parlare? Ogni cosa che diciamo è una sciocchezza? Che fare?

Risp.) No, caro mio, no! Non metterla su questo piano, altrimenti non ci comprendiamo più. Varrebbe la pena finirla hic et nunc, ma ti rispondo subito. Vuoi che vi parli chiaramente, o che vi prenda in giro? Allora non vi abbattete e continuate a seguirmi. Nella vita vi sono tante cose che non si sanno! E se alcune di queste non le avete ancora saputo, perché volete continuare ad ignorarle? Se vi riferite al passato, la risposta è una: quod factum est non potest fieri infectum! E chiudiamo definitivamente. Ma per il presente e per il futuro, perché non possiamo migliorare la vostra condizione?

Perché non sentirci più orgogliosi e pregare Dio che ci aiuti? Non sapete che facienti quod in se est Deus non denegat gratiam?  A proposito di Dio, un giorno v’illustrerò gli effetti che produce nell’animo giovanile e non solo, la comunicazione teologica ambivalente, e conseguentemente il perché della poca religiosità nei giovani e negli adulti. Continuate a seguirmi, e diventerete anche voi pedagoghi e psicologi, a tutto vantaggio dei vostri figli. Li volete bene? Acculturatevi e siate degni della loro stima dicendo loro: Senza di te sopporto la vita, con te è una gioia continua.

Reg.) Non ti sembra che parli in modo inusuale, difficile, … Pensi che i lettori, non abituati a questo linguaggio, possano seguire?

Risp.) Inizialmente può apparire un poco difficile, perché vi sto introducendo in problematiche fuori del comune, con linguaggio e parole nuovi. Non vi scoraggiate perché, superato il primo stadio d’incertezza, le idee cominceranno a schiarirsi, gli argomenti vi appariranno più interessanti, il desiderio di apprendere diverrà sempre più profondo. Dobbiamo arrivare gradualmente a quell’attività del pensiero che si chiama concentrazione su un argomento specifico, per svilupparlo poi, attraverso la riflessione, in tutti i suoi aspetti e, infine con la logica, trarre le conclusioni adeguate. Si tratta di attività proprie e specifiche dell’essere umano, e che possiamo sintetizzare con i tre termini seguenti: mente, intelligenza, ragione.

Reg.) Mi raccomando cerca di essere breve e chiaro.

Risp.) LA MENTE serve per richiamare al presente, le esperienze, i traumi, i ricordi, le angosce, le gioie del passato per poterli esaminare alla luce del presente, nella nuova visione della realtà maturata dopo altre esperienze e con una più aggiornata preparazione. E’ un esercizio di cui non si può fare a meno, se non si vuole rimanere ancorati ad un modo di vita antiquata e sorpassata.

Rinnovarsi significa appunto riflettere sugli errori del passato per correggerli attraverso il solito esame di coscienza. Le espressioni: Ha una mente arrugginita! Oppure: Ha una mente aperta! Significano tutto questo. L’INTELLIGENZA serve per ragionare sul presente, per apprendere cose nuove e riporre nella mente tutto ciò che si presenta via via alla conoscenza. L’intelligenza è la porta attraverso cui passano tutte le informazioni, tutte le novità, tutte le cose belle o brutte che il momento attuale sottopone alla nostra considerazione. L’intelligenza è tanto più sviluppata e pronta quanto più si è tenuta allenata durante la vita. L’intelligenza ci permette di parlare e di scrivere in modo da capire e farsi capire. L’intelligenza ci rende la vita facile o difficile. I guai della vita non sono una jella, sono solo delle normali circostanze insite nell’essere materiale, finito, deteriorabile, limitato e contingente. Le espressioni: Ha un’intelligenza chiusa!    Oppure: Ha un’intelligenza brillante!  Significano tutto questo. LA RAGIONE, o se volete la riflessione, è l’atto più qualificato e qualificante dell’essere ragionevole. La mente, in qualche modo, si trova anche negli animali. Nell’evoluzione della specie animale le esperienze del passato hanno contribuito al miglioramento della vita presente. Negli animali troviamo anche l’intelligenza per risolvere i problemi attuali, come lo stare lontano dal fuoco, non cadere dal cornicione, cercare il cibo o rubarlo, ascoltare il richiamo, insomma, quello che gli studiosi nel campo, chiamano adattamento all’ambiente. La RAGIONE è prettamente umana, tanto è vero che quando manca, la persona NON è considerata sui compos, non è responsabile, non è punibile. La ragione ci fa coscienti, responsabili, arbitri, padroni. La ragione ci rende liberi, autonomi, deliberatamente artefici del bene e del male.

Reg.) Sulla ragione vorrei degli esempi più approfonditi. Grazie.

Risp.) La ragione è anche consequenzialità, voglio dire che ci mette in condizione di trarre conclusioni logiche da premesse vere. Chi dice: Dio è creatore, il creatore è onnipotente, dunque Dio è onnipotente, farebbe un buon ragionamento. Chi dice: L’aringa salata fa bere e ribere, ma bere e ribere estingue la sete, dunque l’aringa salata estingue la sete, farebbe un ragionamento incongruente in quanto metterebbe come premesse due principi a sé stanti, perciò tirerebbe una conclusione arbitraria. La ragione è un gran dono, ma è anche un’arma tagliente. Se usata da chi è abile e scaltro, diventa un mezzo per detronizzare l’avversario. In realtà sono pochi quelli che sanno usare la ragione e sono quelli che sfondano nella vita.

Il resto è la massa degli abbindolati che si lasciano facilmente ingannare. Questi non sanno utilizzare la mente e non sono padroni della loro intelligenza, quindi non sanno ragionare. Giacché ciò è vero, non potremo mai essere tutti uguali: chi ragiona comanda, chi non ragiona è un sottoposto e ubbidisce. L’eterno problema delle classi sociali è: i proletari sono quelli che non ragionano, non quelli che lavorano e tirano la carretta. Tutti noi dovremmo sapere utilizzare la ragione e insegnarne l’uso ai nostri figli per metterli in grado di sapersi destreggiare nella vita. Conseguenze del retto uso della ragione sono: - la logica nel parlare e nello scrivere, per capire e farsi capire, -  l’individuazione della verità o della menzogna, detta o creduta, - l’onestà nei rapporti umani, - la deontologia professionale, - il rispetto della proprietà privata, - l’accettazione delle opinioni altrui, contemporaneamente al fatto di non scendere a compromessi, - l’apertura verso la vita democratica, - il riconoscimento della libertà nella vita privata, - il mantenimento della parola data, - l’intuito politico, - la ragionevolezza della fede, - eccetera, eccetera.

L’intelligenza rende evidente i mali che ci opprimono, sì, ma solo con il ragionamento si possono debellare.

La ragione, infatti: - suggerisce di porre fine alle guerre internazionali, nazionali, familiari, - ci fa odiare la mala vita organizzata e con essa gli scippi, i furti, le rapine, i sequestri, - ci guida nel trovare rimedi alla droga, alla delinquenza giovanile, all’inganno istituzionalizzato, all’amministrazione problematica della giustizia, ai mali che affliggono la scuola. Le espressioni, Ragiona come un cavolo, oppure, Ragiona molto bene, dicono tutto questo.

Reg.) Mi sembra che manchi qualcosa. E’ vero o mi sbaglio?

Risp.) E’ vero! La mente, l’intelligenza, la ragione, sono tutte  caratteristiche della persona umana, e sono note qualificanti per chi le impiega. Per operare, tuttavia, tutte e tre hanno bisogno di un supporto, ed è la volontà.  Se manca la volontà, l’uomo può essere considerato senz’ombra di dubbio, un parassita, un misantropo, un indifferente, in altre parole, un incapace. Mentre per le prime se ne può insegnare l’uso e l’abuso, per quanto riguarda la volontà il problema è più difficile, anzi quasi impossibile a risolversi. – La volontà non s’insegna, - la volontà è una libera scelta, ma le circostanze hanno il loro peso, - la volontà forma il carattere ed individualizza la personalità. La volontà è un atto della mente o della ragione che può portare alla gloria o alla rovina.

La volontà è un pensiero che può ammettere o negare l’esistenza di un Creatore. La volontà si può solo piegare volontariamente, ma non ci sono minacce o torture che le fanno paura. Lo psicologo, o psicanalista, o psichiatra, può invogliare a rovistare nel subcosciente richiamando alla mente fatti passati. Il maestro può sviluppare l’intelligenza degli allievi con teoremi di geometria. Il padre può pretendere che il figlio ragioni da uomo. Nessuno però può comandare alla volontà. Il peccato degli angeli ribelli fu un peccato di volontà. I primi cristiani patirono le torture perché non si piegarono. Il greco lo impara solo chi vuole. La salvezza eterna è un fatto di volontà.

Un soggetto può non ricordare fatti del passato, può non essere in grado di apprendere facilmente, può non sapere ragionare con i fiocchi, ma solo se vuole può raggiungere il suo scopo. Ricordate Dante? Vuolsi così colà dove si puote tutto ciò che si vuole? Il fatto è vero in toto solo per Dio, ma anche per noi vale in qualche modo: chi vuole può! E in questo senso siamo più simili a Dio, tanto è vero che alla volontà nemmeno Dio comanda. Diversamente saremmo dei fantocci.

Reg.) Credo che per questa volta può bastare! Cerca di terminare con una breve sintesi.

Risp.) Nella prima lezione vi invitai, cari amici, ad un atto di volontà, vi spinsi a riconsiderare la pedagogia in forma nuova ed aggiornata, per educare in modo più qualificato i nostri figli e alunni. Alla luce di quanto or ora detto, devo aggiungere,che se in voi manca la volontà per l’aggiornamento, non ci saranno maestri o professori adatti a farvi prendere una decisione in merito. La volontà non s’istruisce, caso mai il suo risveglio può essere conseguenza dell’istruzione, ma certamente non è un bene che si offre. La decisione è strettamente personale e nemmeno Dio vuole obbligare. Parlando di volontà non posso non accennare, almeno en passant, alla predestinazione, ai mali del mondo, alla vita eterna, all’inferno e al paradiso, tutte cose che riguardano la nostra volontà e non un comportamento preconcetto di Dio, cosa indegna della sua santità. Su quest’argomento torneremo dettagliatamente in altra occasione.

Nella seconda lezione rivolsi un messaggio ai genitori, agli alunni, ai professori, invitandoli a ricordare, a capire, a ragionare, al fine di orientare il proprio comportamento in vista di un futuro migliore, un futuro di pace e di serenità. E’ quello che dobbiamo desiderare per i nostri bambini di domani, e non dire oggi come ripeteva Luigi XV: Dopo di me venga il diluvio!

Per fare tutto ciò occorre una lunga, paziente, intelligente preparazione, bisogna impostare il programma di sviluppo del bambino, tale da renderlo facilmente adattabile all’ambiente, e gli crei le condizioni per emettere il suo atto di volontà. Quali sono dunque, le premure di noi grandi affinché il bambino cresca ragionevolmente? Vi suggerisco ciò che nella mia esperienza mi ha dato più soddisfazione e che secondo la mia logica ritengo più utile. I punti sono questi: il riposo, - i pasti, - lo sport, - gli svaghi, - lo studio, - le visite mediche.

Come vedete, sono tutte cose che apparentemente non hanno niente a che vedere con l’intelligenza o la volontà, però bisogna tenere presente che le facoltà spirituali si manifestano attraverso gli organi materiali del corpo: materia grigia, cervelletto, sistema nervoso, sistema linfatico, midollo spinale, eccetera. Quando uno o più di uno di questi organi non funziona bene o non funziona per niente, si manifestano disturbi in campo psicologico. Affinché si abbia un uomo sano di mente, tutti questi organi materiali devono funzionare alla perfezione. Insomma, una mente sana alberga solo in un corpo sano.

Ho finito e vi saluto. Grazie.

Antonino Cappiello - Sorrento, domenica 18 novembre 2007

                                                              

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