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LEZIONE 19

 

VALORI II PARTE

PEDAGOGIA PER L’EDUCAZIONEAI VALORI.

 

Regista.) Per fare mente locale, t’invito a riassumere la lezione scorsa brevemente, prima di soffermarci sulla presente. Grazie.

Rispondo.) Con la lezione 18, chiarimmo che per la propria realizzazione influiscono:

Le possibilità individuali.

Le circostanze coinvolgenti e non richieste.

La situazione storica e sociale.

Parlammo del primato dell’essere sull’avere.

Discutemmo sui valori da promuovere.

Con la presente lezione ci sforzeremo di illustrare su quali principi deve fondarsi una pedagogia qualificata per educare ai valori, e precisamente:

Rispettare ed accogliere ogni alunno.

Accettare e rispettare le differenze.

Promuovere il bene comune.

Lavorare e giocare in equipe.

Reg.) Ascoltando le tue lezioni divento sempre più curioso, pertanto pongo sul tappeto una dibattuta questione: il rispetto. Come si fa ad insegnare agli alunni ad essere rispettosi?

Risp.) Affinché il bambino rispetti gli altri, dev’essere rispettato prima lui come persona umana, dai genitori e dal maestro. Il bambino non è un oggetto. Egli è un uomo, un fratello, un figlio. E’ il primo essere che ha diritto al nostro rispetto totale. Ha gli stessi nostri diritti. Il bambino vale quanto noi. E’ un nostro eguale, e certamente non ha solo il dovere di obbedire.

E’ anche certo che non vive una vita inferiore, e non è vero che la sua vita comincia in seguito. Egli vive già oggi una vita piena e completa, e oggi deve essere felice. Purtroppo, molto spesso si tende a vedere soprattutto il lato negativo d’ogni alunno. Non riusciamo a giudicarlo con verità, fin tanto che non saremo capaci di valutarlo per una delle sue qualità. Negli adulti c’è la tendenza a dominare, ne sanno più di lui, hanno sempre ragione, alzano la voce.

Se non si controlla quest’inclinazione dominante, non si riuscirà mai a creare nella classe e nella famiglia, un clima di fraternità. Con l’attitudine sprezzante ed intransigente, si manca di rispetto e di conseguenza non si educa. Viceversa, quando il nostro comportamento sarà improntato all’amore e al rispetto, educheremo seriamente ed aiuteremo a crescere veramente. Voglio ricordare che bisogna accettare il bambino per quello che è:

Con il suo infantilismo.

Con le sue debolezze.

Con la sua impotenza.

Il rispetto che noi abbiamo per ogni bambino, lo esigeremo da ognuno di loro per i compagni, per i genitori, per il maestro, per il personale di servizio, per gli anziani, per i minorati. Senza burle, senza disprezzo, senza separatismi, né tirannie, né privilegi. Ogni gesto con apertura ed accoglienza. All’atto pratico:

Nessun foglio per terra, in classe, nei saloni, nel corridoio.

Il tutto per rispetto a se stessi e agli altri.

Urbanità e cortesia sono segni anche d’amore.

Buon giorno, grazie, per favore.

Scusi, Sì con piacere.

5 parole che rendono gradevole la vita comune.

Reg.) Qual è l’atteggiamento dell’educatore circa le differenze in cui c’imbattiamo sempre ogni giorno?

Risp.) Il senso di tolleranza s’apprende a scuola con l’accettare gli altri e le loro differenze.

Per accettare le differenze nella verità, bisogna essere convinti che siano fonte di arricchimento reciproco. Il pluralismo della nostra società è fonte di progresso, e le differenze sono una ricchezza. Per imparare questa roba bisogna vivere nel gomito a gomito quotidiano: nel giuoco, nel canto, nel ballo, nelle lezioni formali.  L’educazione al pensiero convergente, che si propone di prospettare soluzioni differenti per un problema, favorisce lo sviluppo della tolleranza, virtù quasi disattesa ai giorni nostri. E’ intollerante il marito, quando assicura che la moglie è insopportabile, sol perché ragiona e agisce in modo diverso dal suo. E’ intollerante il padre, che valuta assurde le scelte del figlio ed impone la sua “unica” opzione possibile. E’ intollerante l’occidentale, se guarda con disprezzo l’intellettuale birmano che crede negli spiriti e ragiona con un sistema d’idee diverso dal suo.

Quando nella scuola si dà il via alla creazione poetica, al disegno, alla filodrammatica, al canto, e si autorizzano distinte soluzioni per risolvere un’operazione di calcolo, si favorisce il pensiero divergente.

Reg.) In una società come quell’attuale, dove l’egoismo è molto accentuato e l’interesse personale elevato a regola di vita, riesce la scuola a promuovere il bene comune?

Risp.) E’ difficile porre un freno all’interesse personale, anche quando è in gioco il bene comune, hai ragione. Ciononostante bisogna imporsi questo tipo di rinuncia se si vuole garantire il bene della società. Senza una certa rinuncia a qualcosa di proprio, è impossibile la vita sociale. Il maestro deve far scoprire alla classe, che in determinati momenti del giorno, il bene comune esige una posizione di rinuncia. Il silenzio di ognuno, se sia necessario, bisogna imporlo. Ogni capriccio personale va frenato, per migliore il dominio di sé, e più ancora se attenta al bene comune.

Ogni rifiuto per l’elaborazione di un’attività lodevole decisa com’unitariamente, è un gesto condannabile per chi lo presenta. Al contrario, la partecipazione entusiasta all’opera comune è condizione per il sicuro successo. In ogni caso, nessun alunno può essere escluso da un gioco o da un lavoro comune.

Infine è vietato cercare il piacere personale a detrimento egli altri. Anche in questo settore ci sarà un protocollo da seguire.

Nessun ripiego personale ma apertura al gruppo.

Nessuna ricerca di dominio o di potere.

Solamente volontà di servizio.

Senso di rinuncia e di sacrificio, non combattività e oppressione.

Ogni gesto sia fatto con amore.

Nessuno trattato meglio degli altri, o anteposto agli altri.

Trattamento equo ed aiuto vicendevole.

Il rispetto comune in classe e in famiglia diventa automaticamente rispetto al bene pubblico: ai giardini, ai parchi, alle strade, alle segnalazioni, ai muri, alle insegne, ai luoghi pubblici.

Reg.) Che cosa significa dialogare?

Risp.) Dialogare significa saper ascoltare il punto di vista altrui, permettergli di parlare, riconoscere la parte di verità contenuta nel suo pensiero. Dialogare significa correggere il proprio punto di vista, se necessario. Dialogare significa esprimersi con precisione, con chiarezza e con sobrietà. Dialogare significa far concessioni, quando dovute. Dialogare significa confrontarsi e venirsi incontro.

Tutto ciò è dialogare, per rendere la vita felice e produttiva.

Durante le riunioni familiari, o gli incontri scolastici, si nota spesso la tentazione di monopolizzare la parola e di non permettere al bambino di esprimersi liberamente con il suo linguaggio imperfetto e titubante. Si corregge frequentemente, e all’opposto, non si accetta il suo silenzio, né le sue riserve. In pratica si disarma il poverino. Attenti: nessuno tiene il monopolio della parola né del silenzio. Amen.

Reg.) Il senso sociale può essere favorito dal gioco e dal lavoro in equipe?

Risp.) Il tempo di Pasteur e di Madame Curie, soli nel loro laboratorio, è passato definitivamente. Tutta la ricerca scientifica si è trasformata in lavoro d’equipe. Qualsiasi realizzazione moderna si fa in equipe: costruzioni d’auto, d’autostrade, ricerca medica, trasporti ecc. Per mandare l’uomo sulla Luna, lavorarono in equipe 300mila uomini per vari anni. La deficienza di uno solo di loro sarebbe stata fatale all’impresa. Affinché una squadra riportasse la vittoria, o che un’orchestra suoni armonicamente, o una coreografia sia realizzata alla perfezione, si richiede spirito d’equipe. Il senso della solidarietà ed un grande entusiasmo possono mandare avanti il lavoro d’equipe nelle scuole. Il bambino deve imparare che si richiede il contributo d’ognuno per qualsiasi cosa grande o piccola.

Reg.) Come possiamo approfondire il discorso sulla giustizia in generale, e nella scuola in particolare?

Risp.) Il senso della giustizia non si approfondisce con i discorsi, ma con la vita e con l’esempio. Sotto quest’aspetto l’abilità del maestro è capitale. Un passo del capitolo 5 di Matteo è molto chiaro al riguardo: Se amate soltanto quelli che vi amano, che merito avete? Anche i selvaggi si comportano così. Se salutate solo i vostri amici, fate qualcosa meglio degli altri? Anche quelli che non conoscono Dio si comportano così.  Un grave peccato commesso dal maestro contro la giustizia è la classificazione: da una parte, il piccoletto, brillante e simpatico “alunno bene”, dall’altra, il resto della classe, mediocre e turbolento. In realtà è difficile essere giusti, a causa delle naturali attrazioni, però, se si comincia a classificare gli alunni dividendoli tra interessanti e non, si farà nulla d’interessante, appunto, s’innalzerà piuttosto, al contrario della NIKE di Samotracia, la straziante mediocrità.

Lo straordinario incomincia, quando si decide di accogliere i meno interessanti con la stessa sollecitudine di tutti gli altri. Nulla deteriora il clima di una classe, come riservare attenzione e lode a pochi privilegiati. La verità è che bisogna accogliere tutti, anche i meno dotati. Non c’è nulla di più ingiusto che trattare i bambini in modo diverso. D’altra parte, credo sia più giusto, mostrare maggiore sollecitudine al bambino che ha qualche difficoltà, che a quello che procede da solo. Ricordate la lettera di Antonio nella lezione 17?  Se un bambino non ha problemi, qual è il suo problema? Si bandiscano i pregiudizi, e non si sia ingiusti solo con determinati alunni, sol perché irritano con il loro dire e con il loro fare. Si tenga conto che in genere, il pregiudizio sfavorevole si basa solo su di una sfortunata esperienza del bambino, e non per colpa sua. Spesso si giudica per un dettaglio che non piace al maestro e si qualifica molesto, e peggio, il ciel ne guardi. Che c’è di più terribile per un bambino che essere classificato così, per sempre, dal suo maestro?  Il verdetto definitivo del maestro distrugge ogni speranza nell’alunno. La seconda Enciclica di Benedetto XVI, Spe salvi, del 30 nov. 2007, cade proprio a pisello.

Infine, è necessario attenersi ad una giustizia rigorosa nelle ricompense e nei castighi, nelle lodi in pubblico e nei rimproveri a voce alta. Mai applicare una sanzione in pubblico per una marachella privata. Dopo una conduzione di vita esemplare come descritto, la giustizia si pretenderà anche dagli alunni: Niente menzogne e niente scuse. Regni un clima di franchezza, di confidenza e di stima.

Reg.) Il senso della parola data e mantenuta, entra a far parte di questo settore educativo?

Risp.) Una condizione essenziale per la costruzione della società, è il rispetto della parola data. E la scuola, mi chiedi, ha una sua funzione precisa con i bambini, a questo riguardo? Certamente sì, affermativo.

Il bambino s’impegna nei confronti della comunità scolastica, che le sia dunque fedele. Domani porterò il tal libro! Nel pomeriggio farò la tale inchiesta e domani esporrò i risultati! – Finirò entro una settimana il lavoro iniziato! – M’incarico di preparare la torta per il compleanno del maestro!

 Non ci sono scuse per venir meno.

La pedagogia dell’impegno, del progetto, della promessa, permetterà al bambino di acquisire il comportamento desiderato oggi, e lo farà camminare a testa alta domani. Non le parole, né i discorsi insegneranno l’attitudine al rispetto, bensì la vita quotidiana e il nostro costante esempio. Ecco, ragazzi, vi ho portato ciò che vi avevo promesso!  Un certo giorno mi costerebbe andare a scuola, per questioni personali, però mi sono impegnato con i miei alunni, sarò presente e attivo.

Maestro e alunni accettino le loro responsabilità.

Compiano il loro dovere di stato.

Disimpegnino gli obblighi derivanti da quest’impegno.

Non c’è rispetto per se stessi e per gli altri, senza rispetto al dovere di stato.

Reg.) Abbiamo detto abbastanza. Ora devi solo terminare per compiere anche tu il tuo dovere. Grazie.

Risp.) Grazie a te! Ogni uomo deve realizzare la sua missione propria, unica e importante. Per compierla c’è solo da fare una cosa: Compiere il proprio dovere giorno per giorno, con coscienza e competenza.

Il bambino farà bene il suo lavoro di scolaro.

Mettere il punto sulla “i”.

Scrivere il titolo sull’esercizio.

Apporre in calce data e firma.

Scrivere in modo leggibile.

Incolonnare le operazioni in modo preciso.

Eseguire calcoli esatti.

Non è possibile lavorare senz’essere accorti. Tutto ciò si può apprendere solo nelle scuole primarie. L’esempio della coscienza professionale del maestro sarà una lezione permanente ed efficace. Ogni negligenza è una contraddizione. Si educa più con il fare che con il dire.

Nelle scuole medie e superiori non è più possibile alcun recupero circa le cose dette nella presente lezione. Il giusto momento non tornerà mai più.

Ho finito. Grazie per l’attenzione.

 Antonino Cappiello - Sorrento, venerdì 7 dicembre 2007

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