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LEZIONE 24

DOCIMOLOGIA

Regista.) Vogliamo parlare di valutazione? Entriamo subito in argomento!
Rispondo.) Finora abbiamo discusso d’educazione, di rapporto maestro-scolaro, ci siamo occupati di scuola e società, di lavoro e di disoccupazione, ora ci resta a considerare come si deve giudicare un giovane allievo, vale a dire il modo con cui sono da valutarsi le sue capacità. Per ottemperare a questo compito, gli educatori si servono delle norme dettate dalla docimologia. La parola deriva dal greco ed è composta di dokìmion + logos, e significa dimostrazione + scienza. In pratica, per la pedagogia e per la psicologia, docimologia è lo studio scientifico dei criteri di valutazione. In questa lezione, affrontiamo il problema della valutazione, in altre parole discutiamo di docimologia.
Regista.) I docenti sono informati su questa scienza? La usano?
Rispondo.) Si afferma che i docenti non hanno molta familiarità con la docimologia, ed i giudizi dati agli alunni riflettono questa mancanza di conoscenza. In realtà la docimologia dovrebbe essere una loro specialità, ma i docenti preferirebbero la validità dei loro giudizi. Il rischio che si corre è quello di NON evidenziare proprio quello che s’intende valutare.
Regista.) Desidero che tu approfondisca il concetto di docimologia.
Rispondo.) Mi addentro ben volentieri in questo campo per scoprire le indicazioni ed i suggerimenti operativi emersi dalle ricerche docimologiche in questi ultimi anni, e che rappresentano un passo avanti nella qualità didattica. La docimologia è una scienza giovane. Ha incominciato ad assumere carattere scientifico dagli anni trenta.
Dal 1950 ha cultori di primo piano anche in Italia. Purtroppo qui da noi la valutazione scolastica si attua ancora nella più completa imperizia persino dei più semplici e basilari contributi della disciplina. I docenti talvolta, si limitano a dare giudizi automatici e soggettivi, alla larga di una rigorosa ed approfondita analisi critica dei problemi valutativi in ambito scolastico. Qui non si vogliono far polemiche, però non si può nemmeno far finta che questo strumento didattico non è conosciuto e non è applicato. Ciò premesso, entriamo subito in argomento.
In prima domanda è da chiarire che la valutazione scientificamente fondata, della personalità di un soggetto, è un lavoro da specialista. E’ un lavoro che si richiede in casi particolari e non è praticabile quotidianamente nella vita scolastica.
Non si può pretendere che l’insegnante sappia usare gli strumenti psicometrici adoperati dallo psicologo e dallo psicanalista, altrimenti non siamo alla presenza di un insegnante, ma di uno di questi. E’ ragionevole però che il docente si mantenga informato delle ricerche e degli apporti che sono fioriti in questo campo. In caso contrario, la sua attività valutativa, resta limitata al buon senso e all’esperienza, che di solito significa superficialità e pressappochismo. Molte volte, anche con l’intenzione migliore, si scambia un blocco emotivo per scarsezza d’intelligenza o per un’assurda mancanza di volontà. A volte, addirittura, applicando inopportune metodologie didattiche, si possono creare delle inibizioni d’apprendimento. Il compito dell’insegnante è delicato, ma la sua attività di valutare è delicatissima. L’insegnante si trova di fronte al binomio apprendimento e comportamento. In altre parole, si trova a giudicare contemporaneamente, da un lato il rendimento scolastico e lo sviluppo intellettuale, dall’altro l’equilibrio della vita emotiva ed affettiva del soggetto.
Mente e cuore, due entità unite e separate al tempo stesso. Per esigenze professionali di profitto e di condotta, sono tenute distinte. L’insegnante può cadere vittima dell’effetto alone, quando tende ad attribuire un punteggio elevato o basso nella propria materia, secondo la valutazione buona o negativa che l’alunno ha ricevuto in altra disciplina.
Regista.) In pratica, l’insegnante cosa deve fare, dopo essersi informato ed aggiornato?
Rispondo.) Prima di tutti deve osservare il soggetto da valutare. In secondo luogo, deve osservare in modo oggettivo e razionale. Vuoi sapere cosa deve fare chi osserva? Deve registrare solo per fini educativi, ha necessità di avere a disposizione carta e penna, deve badare al soggetto da valutare e all’ambiente in cui opera. Infine, deve porsi delle domande: In che modo osservare, e che cosa? In poche parole, occorre seguire una tecnica. Una volta finita la raccolta dei dati, l’insegnante prepara la sua valutazione imponendosi di non cadere in idee preconcette e in conclusioni affrettate. Per fare ciò, ha necessità di controllare le sue pulsioni emotive con opportuna auto analisi. Per questo lavoro il docente ha a disposizione l’aiuto di una vasta letteratura in proposito. Vi trova questionari, schemi di registrazione, tracce di colloqui, guide all’osservazione, eccetera. Per i miei gusti personali, è meglio dare un voto secco ed evitare la valutazione analitica, piuttosto che umiliarsi a copiare diagnosi inventate. Ogni alunno è un caso a sé, ed è un errore volerli sistemare tutti in prefissate categorie. Una volta capita la romanza, non si deve dipendere da nessuno. Dimenticavo: L’alunno osservato deve ignorare d’essere studiato, altrimenti scattano i meccanismi di difesa, e il nuovo errore è peggiore del primo. Per chi non lo sa, il meccanismo di difesa è un’attività messa in atto dal soggetto per sfuggire al riconoscimento delle sue qualità o dei difetti.
Regista.) Per una giusta valutazione il docente deve osservare, hai detto, ma precisamente quali circostanze o gesti?
Rispondo.) I primi dati conoscitivi da acquisire sono quelli riguardanti la famiglia dell’alunno. E’ noto del resto, come questo gruppo primario tramanda, con un’impronta profondissima, il modo di essere, di agire e di pensare, d’ogni soggetto. Intorno alla famiglia occorre conoscere almeno le cose principali.
Le relazioni tra i membri e il grado di coesione.
Il livello sociale ed economico e culturale.
Lo stile di vita. Il codice dei valori civili e religiosi.
Il numero di figli e l’ordine di genitura.
Eventuali altri problemi.
In secondo luogo è necessario tenere presente lo stato fisico dell’alunno, badando in particolare a quel che segue.
Le condizioni generali di salute.
La resistenza alle malattie, agli sforzi, all’immunità.
I disturbi fisiologici: irritabile, abulico, nervoso.
Osservare occhio e udito, che sovente è contro il rendimento.
Prestare attenzione alla miopia, all’astigmatismo, o altro.
Il disturbo dell’udito impedisce la crescita intellettuale.
Rende il sordo infelice e svantaggiato.
Si deve osservare la motilità, la coordinazione e la prontezza.
Si guardi alla sanità degli arti e l’armonia tra età, statura e peso.
Si consideri la normalità della favella e i disturbi derivanti.
Infine si tengano sott’occhio i meccanismi psicologici,
Compensativi e di difesa.
In terzo luogo l’insegnante deve interessarsi del comportamento, alla cui base ci può essere quanto segue.
Ambiente, clima e costituzione biologica.
Il grado di comportamento sociale ed il regno del cuore con:
Affetti, emozioni, inclinazioni, interessi.
Il docente osserva ed annota anche altre circostanze.
La reazione dell’alunno di fronte alle contrarietà,
Agli imprevisti, alle controversie, alle frustrazioni.
Bada a se cambia facilmente umore e se ha fiducia in sé.
L’equilibrio affettivo va esaminato nelle sue più appariscenti manifestazioni: gelosie, simpatie, antipatie, narcisismo. In breve, più una persona è equilibrata nella mente e nel cuore, più è elevato il grado di partecipazione sociale. L’adattamento sociale poi, è la capacità del soggetto di accettare la società e di farsi accogliere. Nel pari tempo non bisogna farsi dominare. In ogni caso, l’adattamento può essere ostacolato da vari fenomeni:
Contrasto ed aggressività,
Isolamento e arroganza,
Indifferenza, prepotenza e abulia,
Crudeltà ed indisponibilità alla collaborazione.
Tutte queste cose sono sintomi o d’immaturità intellettuale, o di squilibri fisiologici, o di turbe psicologiche. Ricercando le cause, si può ricorrere ai rimedi. Al contrario, gli indici d’equilibrio e di facile adattamento sociale sono: disciplina, ascendente e giovialità.
Regista.) Vorrei sapere come si valutano le capacità intellettuali.
Rispondo.) Sappiamo tutti che è una cosa difficile definire l’intelligenza per poi esaminarla e definirne il grado, tuttavia, per quel che riguarda il caso nostro, l’insegnante può rendersi conto delle capacità intellettuali, studiando le doti di:
Creatività e critica,
Fantasia, immaginazione e ritenzione,
Capacità numerica, espressiva e d’immaginazione,
Fluidità verbale e capacità a risolvere i problemi.
Tali qualità formano la base del rendimento scolastico e della condotta. L’unica cosa assurda da evitare è quella d’affermare che a scadente profitto corrisponde limitata intelligenza.
Regista.) Vuoi spiegare per favore, cos’è il rendimento scolastico?
Rispondo.) Per valutare rettamente il profitto, occorre chiedersi che cosa s’intende per rendimento. La maturità intellettuale non si deduce dalla somma di dati recepiti, né dalla capacità di ripetere certe cose. Il vero profitto scolastico è quello che riesce ad arricchire la mente ed il cuore, il comportamento e la socialità. Non è una somma d’acquisizioni di dati ma capacità di collegarli e di organizzarli con originalità. Il rendimento vero è quello che modifica in meglio il comportamento sociale e la vita morale. Ciò premesso, può essere ragionevole affermare che il voto di profitto riguarda la maturità e non le nozioni apprese. Alcuni, pertanto, preferiscono un giudizio verbale. Alla domanda: Che cosa si boccia con un due? La risposta è una nuova domanda.
Scarsezza di comprendonio?
Mancanza d’applicazione?
Assenze prolungate?
Errata impostazione di studio?
Mi dispenso dal discutere la problematica tra voto e giudizio in quanto nessuno si convince del contrario. Desidero terminare con un suggerimento: dopo che il docente ha raccolto i dati sulla famiglia, l’ambiente, il carattere, le inclinazioni, il comportamento, le qualità, il profitto, lo stato fisico e psicologico del suo alunno, si troverà in mano le tessere per costruire un bel mosaico che gli darà un quadro chiaro sulla personalità dell’alunno. Queste sei pagine sono state scritte come il diario dell’anima dello scrivente. Il resto a voce. Grazie.
Regista.) Dopo il racconto della tua esperienza, vuoi per favore, prospettare la questione docimologia sotto l’aspetto scientifico?
Rispondo.) La ricerca scientifica parla di tre tipi d’intelligenza. Quella di tipo A, è intesa come potenziale innato. Non è osservabile e non è misurabile. Il suo potenziale può in qualche modo determinarsi sulle basi di:
Dati riguardanti lo sviluppo fisiologico e progressivo sotto la duplice influenza dell’eredità e dell’ambiente. L’intelligenza di tipo B, si manifesta nel senso pratico, nell’abilità, nell’intuizione e nel comportamento. Si può osservare e misurare. L’intelligenza di tipo C, si misura con la proposta di Hebb su cui non intendo fermarmi.
Regista.) Vuoi spiegare come si misura l’intelligenza?
Rispondo.) Generalmente è usato il test oppure reattivi mentali.
Entrambi, sono esami consistenti in una serie di domande, di problemi da risolvere, d’operazioni da compiere, di giudizi da formulare. Alle risposte date è assegnato un punteggio. I test più noti sono quelli riguardanti l’intelligenza, ma ve ne sono anche altri che studiano:
Temperamento, tendenze, attitudini,
Orientamento professionale, atteggiamenti morali,
Vita emotiva, affettiva, morale, estetica.
Regista.) Con quali strumenti si valuta l’intelligenza?
Rispondo.) Gli strumenti essenziali sono: il colloquio, l’osservazione, l’introspezione. Per condurre un’indagine scientifica, questi tre mezzi sono da usarsi con gran cautela, avendo un carattere molto soggettivo. Ve ne sono anche altri.
I questionari a risposte chiuse, sì o no! La preparazione delle domande e la valutazione delle risposte sono operazioni assai delicate. La check-list è un elenco di dati e d’informazioni intorno a persone (o argomenti) storiche o viventi. L’inventario, è come un’auto valutazione. Tutto riguarda la persona sotto tiro. I test, detti anche reattivi mentali, sono prove identiche per tutti i soggetti sotto esame. Per valutare i risultati esiste una tecnica precisa. Secondo il loro oggetto, i test si distinguono in 4 categorie: intellettuale generale, attitudini specifiche, di conoscenza, e di personalità.
Regista.) Esistono delle scale per misurare l’intelligenza?
Rispondo.) Sì, l’intelligenza si misura con le scale, intese come un insieme di domande.
Prima scala, Binnet-Simon, francesi, 1905.
Seconda scala: detta di Terman, USA, 1910.
Terza scala, Burt, England, 1921.
Quarta scala: detta di Terman-Merril, USA, 1940.
Quinta scala, Saffiotti, Milano, 1910.
Sesta scala, Rosolino, Russia, 1909.
Settima scala, Vermelyen, Belgio, 1922.
Ottava scala, Thorndike, USA, 1945.
Dal 1944 in poi, nacquero altre scale più perfezionate e per età.
Scala Wechsler, per soggetti da 10 a 60 anni.
Scala Wais, per soli adulti. Wechsler Adult Intelligence Scale.
Scala Waisc, per soggetti da 5 a 15 anni. Wechsler Intelligence Scale for Children.
Scala Wppsi, per bimbi d’età prescolare.
Non è necessario approfondire alcuno di questi argomenti, poiché riguardano solo gli specialisti.
Per correttezza professionale, bisogna inquadrare un momento il problema circa l’intelligenza degli adulti. Si è dimostrato che verso i 13 anni, il livello d’intelligenza si stabilizza. In genere, dopo i 20 anni inizia un declino nella rapidità delle operazioni mentali. Alla fine dei conti, ogni soggetto è un caso a se stante.
Regista.) Qual è il sistema per valutare attraverso gli esami?
Rispondo? In realtà la cosa non è semplice perché esiste un gran numero di difficoltà per chi deve esaminare e valutare insieme. E’ ovvio che in questi casi la variabile soggettiva è pressoché ineliminabile.
Si sa che anche adoperando metodi matematici rigorosi, la valutazione, i giudizi, e il tono dell’esame, sono influenzati dalla personalità dell’esaminatore e dalla qualifica di cui ha fama: i suoi gusti, le inclinazioni, il tipo di cultura, le tendenze, le convinzioni, e altro. Gli effetti sulla valutazione prodotti da una personalità o troppo indulgente o assai intransigente, sono fin troppo note. A volte si cade nell’errore di contrasto: l’esaminatore che possiede una qualità spiccata, è portato a giudicare severamente chi possiede altrettanta abilità. Talvolta si cade nell’effetto von Restorff: chi giudica si lascia influenzare dagli aspetti appariscenti del soggetto in osservazione e trascura il resto. In terzo luogo c’è l’effetto alone: i dati che riguardano un settore della personalità, sono automaticamente trasferiti in altri settori e trasportati in tutti i restanti comportamenti.
Tali fenomeni inducono a commettere errori logici e porre nessi ingiustificati, allo stesso modo che da uno scritto ordinato si giudica un’elevata intelligenza.
La docimologia fa di queste difficoltà, oggetto di studio scrupoloso. Per il resto aiuta a valutare con serietà. Grazie.
Ho finito, e ringrazio per l’attenzione.


Antonino Cappiello - Sorrento, sabato 5 gennaio 2008

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