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LEZIONE 26

 

LA MEMORIA, CON LE TRE FASI:

Impressione, Ritenzione, Rievocazione.

 

Attenzione a queste espressioni:

Non ricordo più la strada per andare a casa.

Non so dove ho messo la lettera di mio figlio.

Ho dimenticato i documenti dell’auto.

Per l’esame non ricordo più niente.

Non conosci le 4 operazioni? Non puoi eseguire gli esercizi.

Non ricordi niente? Allora sei uno smemorato. Sei un matto!

Possiamo renderci conto dell’importanza della memoria, immaginando cosa sarebbe la nostra vita se non potessimo ricordare più nulla. Dimenticando in un istante, tutta la nostra vita passata, si cancellano dalla mente persone e fatti. Come ci si sente allora? Solo la facoltà di ricordare ci permette di vivere nel nostro ambiente e nel Mondo. La memoria si riferisce al passato, e poiché non ci sono compartimenti stagni nella nostra vita mentale, essa opera in stretto rapporto con l’immaginazione e l’intelligenza. L’immaginazione interpreta le immagini che riceviamo dal Mondo e le commenta in rapporto alla cultura acquisita. In realtà non si può fare una netta distinzione tra memoria ed immaginazione. Ricordiamo le cose per le qualità belle o brutte, sì, ma anche per la loro forma, colore, specie. Il problema più interessante per uno studente e per tutti, è quello d’accertare quali sono i fattori principali che influenzano la memoria. A questo scopo, consideriamo le tre fasi della memoria:

Impressione.

Ritenzione.

Rievocazione.

 

IMPRESSIONE

 

L’impressione è uno stimolo prodotto nel cervello, da un fatto, da un volto, da un principio, o da altro. E’ evidente, allora, che al momento dell’impressione, più uno stimolo è vivo, tanto più efficace è il suo potere di rimanere impresso. In altre parole, ciò che colpisce positivamente, è difficile che si dimentichi. E’ chiaro dunque, perché le ditte commerciali si servono di sorprendenti inserzioni pubblicitarie per i loro prodotti. Vogliono che siano ricordati, ed il primo passo per raggiungere tale scopo, è suscitare viva impressione. La forza della prima impressione dipende tanto dal soggetto, quanto dall’oggetto. Il soggetto uomo, se è convinto che la cosa, oggetto del suo interesse, sia vantaggiosa per lui, la osservi attentamente.

Più cresce l’interesse, più cresce l’amore, e di conseguenza, aumenta la capacità d’attenzione in un processo senza fine. Dal profondo interesse per una cosa, per una persona, o per il Creatore Onnipotente, deriva che quell’oggetto diviene il centro di riferimento per tutto il nostro pensiero e per l’intera vita mentale. Ogni cosa è diversa dall’altra, eppure tutte, sono in rapporto fra loro.

Conoscere una sola roba perfettamente, significa incominciare a capire i suoi rapporti con il resto del tutto. Vale la pena ricordare che non c’è scissione alcuna tra il vero sapere e l’amore sincero. Quanto più si ama, tanto meglio si desidera conoscere. Conoscendo si ama profondamente, in una spirale che non si esaurisce, perché porta alla conoscenza e all’amore del Massimo Fattore. Non è forse vero che guerra e malavita, sono frutto d’ignoranza?

Conoscere, vuol dire: Capire, Afferrare, Cercare il significato, Assimilare, Acquisire nella mente la natura dell’Universo.

Volete ricordare? Cercate di capire! Voler credere senza capire è una forma di tortura.

Bisogna anche ricordare che la fatica fisica e mentale non contribuisce ad una conoscenza chiara e precisa. Un’eccessiva stanchezza fisica o un sonno insufficiente, influiscono negativamente sull’attività intellettuale. Riepiloghiamo: abbiamo accennato all’importanza dell’attenzione, dell’interesse e del capire, ma il discorso rimane inadeguato se non menzioniamo anche il ruolo sostenuto dai sensi a favore della memoria. La nostra conoscenza incomincia dai sensi, e quanto più li possiamo mantenere a contatto con l’oggetto del nostro studio, tanto meglio è. Con l’immagine visiva, tattile ed uditiva, aumenta la capacità di capire e di ricordare. Qualunque oggetto osservato e studiato, è in qualche modo associato ad altre robe esistenti. Le forme più comuni d’associazione sono: l’analogia, il contrasto, la prossimità.

In altre parole, si tratta di somiglianza, di differenza e di rapporto.

Senza tirarla troppo per le lunghe, mi piace ricordare che il ruolo della memoria nella nostra vita ha una grande importanza. A tale proposito, consideriamo solo il caso delle impressioni belle o brutte che affondano nel subconscio e segnano per tutta la vita. Sto parlando dei buoni e dei cattivi esempi che abbiamo noi ricevuti e che a nostra volta diamo. La vita dei nostri figli e alunni sarà tinta di rosa o di nero, in rapporto al nostro agire d’oggi nei loro riguardi. La mente del piccolo:

S’impressione facilmente.

Apprende rapidamente.

Si convince definitivamente.

Agirà in conseguenza, da grande.

Oppresso da piccolo, sarà intransigente e duro da grande.

Osservando odio e rancore, sarà aggressivo e turbolento da grande.

Burlato e preso in giro, sarà timido ed impacciato.

Disprezzato e biasimato, sarà prepotente e tiranno.

In un clima sereno e comprensivo, diventerà equilibrato e fiducioso.

Con esempi d’altruismo, sarà comprensivo ed amabile.

Apprezzato e capito, diventerà comprensivo ed aperto.

Con esempi di lealtà, sarà giusto e ragionevole.

Imparando ad essere chiaro, sarà fiducioso.

Stimato e valutato positivamente, sarà sicuro di sé.

L’amicizia sincera per lui lo renderà un vero amico per il suo Mondo.

Questo ed altro dalla memoria è conservato. Chi ha orecchie per intendere, decide in proposito perché mi fermo qui. Grazie.

 

 

RITENZIONE

 

Ritenere è la seconda fase della memoria. Significa mettere ordine in ciò che si desidera ritenere. Per ordinare ci sono molte possibilità, ma noi tratteremo della successione logica e ragionata. Più naturale e perfetto sarà l’ordine, più acuta e sicura diventerà la nostra conoscenza. Non per niente l’intelligenza è la sorgente dell’ordine! In genere la ritenzione dipende dalla ripetizione. Ripetere significa pensare e meditare con calma e con frequenza. Di meditazione si parla anche nell’ambito religioso, senza successo naturalmente, perché mancano le basi che stiamo prospettando, e che gli operatori pastorali non prendono in considerazione. In ogni caso, ammassare molte nozioni senza che siano capite, non dà mai frutto. Un chiaro esempio si ha nell’amministrazione dei primi tre sacramenti. Allo sviluppo mentale si accompagna:

La penetrazione.

La rapidità d’associazione.

La capacità di mettere in relazione.

Il potere di ritenere, dicevamo, dipende dalle ripetizioni. Una volta imparata una cosa, è necessario ritornarci sopra con esercizi di meditazione per crearci attorno, una struttura più profonda e personale. Un altro accorgimento per imprimere qualcosa nella memoria, è questo: pensare, leggere, discutere, toccare. A molti maestri, specie in religione, sembra una perdita di tempo insegnare a pensare e poi a discutere. In realtà è proprio questo che fa maturare i concetti. Chiudere il discorso quando non si hanno risposte precise, è obbrobrioso e sorpassato. Per finire, affermo che alcune date, nomi, avvenimenti, bisogna impararli a memoria e tenerli pronti sulla punta della lingua, sempre.

 

RIEVOCAZIONE

 

La terza fase della memoria è la rievocazione o riproduzione. Nel ricordo o richiamo, dobbiamo evocare l’oggetto dalle profondità della mente per rappresentarcelo innanzi, considerarlo e identificarlo. Il buon ricordo dipende da un’esatta impressione e da un’adeguata ritenzione. Questo processo è importante perché aiuta nelle testimonianze in tribunale.

Fattori che influiscono sul ricordo.

Interpretazione legata alle esperienze abituali.

La ricchezza dei vocaboli.

La formazione intellettuale.

L’abitudine alla conversazione.

La struttura emotiva del soggetto.

Il fattore emotivo è di notevole importanza anche nella formazione e divulgazione delle dicerie. In tempo di pace, sono una peste sociale, in tempo di guerra sono crisi e minaccia.

Diceria, pettegolezzo, maldicenza, è sempre la stessa cosa. Dove più crassa è l’ignoranza, lì maggiormente abbondano. I motivi?

Non si hanno informazioni sicure.

Scarseggiano le notizie su argomenti vitali.

Si è eccitati dall’attesa, o scontenti, o sottoposti a sforzo.

Chi immagina per gli altri, reati o comportamenti, non comprovati da sentenza passata in giudicato, non fa altro che pubblicare le cose che egli stesso vuole fare, ed i particolari della relazione lo dimostrano.

La mancata rievocazione si chiama dimenticanza, cosa che capita, o per l’avversione alla persona, o per la riluttanza del gesto da compiere. In altre parole si snobba il richiedente. Il caso opposto è che le offese e le umiliazioni NON si dimenticano, per la segreta speranza di una vendetta unita al piacere della soddisfazione. Ho pronunciato tutto questo discorso per spiegarmi che è il piacere, e non la pena, la vera causa del ricordo.

Per avviarci alla fine, ripeto che più le impressioni sono vivide, tanto più la memoria le ritiene, e tanto meglio le rievoca al momento opportuno. In pedagogia e in religione, stiano attenti gli educatori.

Per favore non vi lamentate dei giovani, tanto più leggendo queste pagine in loro difesa. Grazie.

Antonino Cappiello - Sorrento, lì domenica 6 gennaio 2008.

Bibliografia: Peter Demsey, Psicologia per tutti, Paoline, Roma 1985.

 

FINE.

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